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Esperienze Aziendali

Le aziende sono un osservatorio privilegiato per capire le dinamiche del mercato ma anche i diversi modelli di comunicazione. Per questo abbiamo scelto di raccontare le esperienze aziendali non per pubblicizzare alcuni brand ma per evidenziare quelle realtà produttive che sono riuscite ad essere originali e vincenti attraverso le loro scelte in vigna, in cantina, sui mercati.
Esperienze Aziendali Lunedi 18 Luglio 2022

Consorzio Valpolicella: il futuro dopo la pandemia

La denominazione veronese da 73,6 milioni di bottiglie nel 2021 ha da poco celebrato l’Amarone e guarda alla candidatura della tecnica dell’appassimento delle uve come patrimonio immateriale dell’UNESCO.

di Agnese Ceschi

È tra i più importanti Consorzi della Provincia di Verona, includendo nella sua attività di tutela, vigilanza e promozione della denominazione che comprende diciannove comuni per quasi 8.600 ettari di vigna, una produzione che lo scorso anno si è attestata a 73,6 milioni di bottiglie per un valore alla produzione (dati Nomisma Wine Monitor) di circa 500 milioni di euro, di cui quasi la metà relativi alle vendite di Amarone. Stiamo parlando della Valpolicella, territorio adagiato sulle dolci colline veronesi, denominazione ha saputo negli anni farsi conoscere in Italia e nel mondo per i suoi grandi rossi veronesi, tra cui spicca l’Amarone, che è stato protagonista dal 17 al 20 giugno 2022 di un grande evento, che ha coinvolto oltre al vino anche la Lirica, la cucina dei grandi chef e un parterre di ospiti internazionali. Concluso il primo semestre 2022, tiriamo le somme con il presidente, Christian Marchesini, con cui scopriamo anche quali sono le novità che bollono in pentola per il prossimo futuro. 

Come riparte la denominazione Valpolicella in questa era post-pandemica?

Ripartiamo con positività ed entusiasmo. Lo scorso anno dopo il lockdown le aziende hanno avuto riscontri positivi da parte dei winelover, che chiedevano di visitare e vivere delle esperienze in azienda. La Valpolicella ha dimostrato una grande apertura verso l’enoturismo anche in virtù della sua posizione strategica, a metà tra due grandi poli turistici come il Lago di Garda e la città di Verona.

Cosa ci dicono i numeri invece?

I numeri ci dicono che la pandemia ha colpito marginalmente la denominazione. Siamo usciti dalla pandemia con valori di trend positivi. L’utile netto nell’annus horribilis 2020 registrato dalle imprese della Valpolicella si è attestato al 6,4%, contro una media dello 0,4% del segmento premium e del -2,6% per il classic (12,4% il luxury), con un Mol al 14,4% a fronte di un 12,5% del premium e un patrimonio netto nettamente superiore (54,7% vs 43%). Lo scorso anno, invece, si è chiuso per la Valpolicella con un balzo senza precedenti delle vendite (+16% l’incremento tendenziale in valore) grazie in particolare a uno scatto della domanda italiana del 31% e a un export in crescita dell’8%, con un prezzo medio in forte ascesa. 

Parliamo ora dell’Amarone: protagonista della denominazione.

L’Amarone è un prodotto d’eccellenza che caratterizza la denominazione e la provincia di Verona. Secondo un’indagine compiuta da Nomisma Wine Monitor su un campione rappresentativo di oltre il 40% del mercato, l’Amarone è stato protagonista di un autentico boom di vendite (+24%), con l’export a +16% e addirittura un +39% a valore sul mercato interno. Per il re della Valpolicella, che nell’ultimo biennio ha preso la strada estera nel 65% dei casi, i mercati top sono stati Canada, Stati Uniti e Svizzera, seguiti a ruota da Regno Unito e Germania.

L’Amarone è stato il protagonista indiscusso di Amarone Opera Prima nel mese di giugno a Verona, dove la città, la sua tradizione lirica, culturale e culinaria si sono intrecciate magicamente con il suo vino. 

Per cause ben note, abbiamo deciso di posticipare la nostra consueta Anteprima Amarone al mese di giugno, dando a questo evento un nuovo format e legandolo anche alla stagione lirica areniana, dimostrando come opera e vino siano due eccellenze del territorio veronese che possono comunicare magistralmente. Con Amarone Opera Prima abbiamo voluto dare a questo vino una nuova veste, meno invernale e in abbinamento a piatti importanti dalla tradizione. Il mondo ha un approccio diverso all’Amarone rispetto a quello che abbiamo noi italiani. Per certi consumatori stranieri l’alta gradazione del vino non impedisce di consumarlo anche nei mesi caldi. Noi vogliamo sdoganare il consumo di questo vino, proponendone una nuova versione. 

In quale vino della denominazione intravedete un futuro glorioso?

Il Valpolicella Superiore. Al momento è una nicchia di 3,6 milioni di bottiglie, ma è un vino elegante, di espressione del territorio che in futuro rivelerà la sua versatilità negli abbinamenti. Le aziende ci hanno dato feedback positivi su questo vino: vedono nel Superiore una nuova carta di rilancio del Valpolicella specialmente nel settore Horeca e nel mercato statunitense. Il Consorzio è a fianco alle aziende consorziate in questo obiettivo. 

Sostenibilità: siete tra i Consorzi più virtuosi con la certificazione RRR. Ci sono novità?

Dieci anni fa il Consorzio ha iniziato un percorso verso la sostenibilità, con la certificazione RRR per incentivare gli agricoltori ad avere un maggior rispetto ambientale e di conseguenza sociale nei confronti della comunità. Abbiamo ottenuto performance interessanti: gli ultimi dati ci dicono che circa il 22% dell’uva prodotta è sostenibile e/o biologica. Oggi l’8% della superficie è certificata biologica e una percentuale analoga in conversione.

Qualità e sostenibilità sono due baluardi dell’azione del Consorzio. Siamo di fronte a consumatori sempre più esigenti ed sensibili verso tematiche come rispetto dell’ambiente, tutela delle acque e dei suoli, e salubrità degli alimenti. Quest’anno abbiamo ampliato il sistema RRR per sensibilizzare ulteriormente a questo tipo di gestione agronomica, introducendo un percorso SQNPI, sistema di qualità nazionale, in cui abbiamo vietato la possibilità di fare diserbo chimico.

Ci sono importanti novità nel prossimo futuro?

Stiamo portando avanti un processo di candidatura e di accreditamento della tecnica dell’appassimento delle uve della Valpolicella come patrimonio immateriale dell’UNESCO. Sarà un risultato per l’intera provincia di Verona e garantirà al territorio di essere annoverato tra i patrimoni UNESCO.