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Esperienze Aziendali

Le aziende sono un osservatorio privilegiato per capire le dinamiche del mercato ma anche i diversi modelli di comunicazione. Per questo abbiamo scelto di raccontare le esperienze aziendali non per pubblicizzare alcuni brand ma per evidenziare quelle realtà produttive che sono riuscite ad essere originali e vincenti attraverso le loro scelte in vigna, in cantina, sui mercati.
Esperienze Aziendali Mercoledi 16 Settembre 2020

Casale del Giglio: motore di cultura e custode del patrimonio storico-archeologico

Casale del Giglio rappresenta un caso unico in cui produzione vinicola, ricerca e tutela del patrimonio archeologico e storico vanno a braccetto.

di Emanuele Fiorio

Abbiamo intervistato la Prof.ssa Marijke Gnade dell’Università di Amsterdam, Direttrice scientifica degli scavi archeologici.

È dal 1998 che lavorate in questa area non coltivata dell’azienda vinicola Casale del Giglio, quanto è importante per voi la continuità e l’appoggio da parte della cantina?
I lavori sono partiti dall’Acropoli già nel 1977, grazie all’invito del Governo italiano, lì si ergevano un tempio e la città arcaica di Satricum.
Sul terreno di Casale del Giglio abbiamo iniziato a scavare nel 1998; nel 2003, nel terreno sottostante i vigneti abbiamo trovato l’estensione della città latina arcaica (VI secolo a.c.) tra cui una strada che correva verso il tempio e delle tombe dei Volsci risalenti al V e IV secolo a.C. 
Casale del Giglio ci ha sempre supportato; quest’anno abbiamo lavorato dal primo luglio per sette settimane. Il sito della villa romana era già stato individuato alla fine dell’800; noi abbiamo allargato l’area di ricerca ed abbiamo scoperto una villa di 2.500mq. Stimo che nei prossimi due anni le dimensioni degli scavi possano raddoppiare. 
Abbiamo fatto affiorare la “pars urbana”, la parte centrale della villa e gran parte della “pars rustica”. Il nostro obiettivo è di allargare gli scavi per capire le dimensioni totali della villa. 
Credo che la realtà di Casale del Giglio sia unica, Antonio Santarelli ha sempre dimostrato una forte sensibilità per gli aspetti culturali e storici di questo territorio.

Casale del Giglio rappresenta un connubio unico tra produzione vinicola, salvaguardia dei vitigni autoctoni e ricerca e tutela archeologica e storica. Che visione personale ci può dare di questa peculiare realtà?
Io penso che una grande azienda vitivinicola capace di coniugare questi aspetti sia un caso raro a livello internazionale. Questa combinazione è possibile qui, dal momento che  Casale del Giglio ha sempre dimostrato apertura verso la cultura, la storia e l’archeologia. La situazione è da considerarsi, quindi, straordinaria, basti considerare che l’azienda contribuisce finanziando gli operai che lavorano sul cantiere degli scavi. Sono ragazzi della zona e questa scelta contribuisce al benessere sociale e favorisce il consenso della comunità locale. 
Inoltre, Casale del Giglio fornisce alloggio a me e al mio staff (archeologi, ricercatori, professori che lavorano sul sito) e mette a disposizione i magazzini per lo stoccaggio dei materiali e delle strumentazioni per gli studenti olandesi che vengono a fare pratica.
Il Comune di Latina fornisce gli alloggi agli studenti all’interno di una scuola, ed in effetti gli scavi sono molto prossimi alla scuola dove alloggiamo. 
Casale del Giglio ha creato tutte le prerogative perché questo progetto si sviluppasse e raggiungesse risultati sempre più rilevanti.

Avete fatto riaffiorare una villa, quindici scheletri umani ed alcuni scheletri di animali. Che tecnologie avete utilizzato per individuare questi reperti?
Quando si effettuano gli scavi, il primo strato che affiora è costituito dai resti delle abitazioni, poi,  in profondità, si trovano gli scheletri. Gli scheletri rinvenuti nella villa, tuttavia, non sono romani ma risalgono all’Alto Medioevo, circa VI-VII secolo d.C.
Questo significa che, in tempi successivi, altre popolazioni hanno utilizzato la villa per seppellire i propri morti. 
Non abbiamo impiegato tecnologie particolari, abbiamo rimosso piano piano i vari strati e ritengo che la zona possa celare ancora molti altri scheletri, dato che nell’Alto Medioevo la villa è stata utilizzata come un vero e proprio cimitero.

A Satricum nel 488 a.C. si insediarono i Volsci, quali erano le caratteristiche di questa popolazione e perché si stabilirono in questo territorio?
Tito Livio scrisse delle grandi battaglie tra Romani e Volsci. I Volsci erano pastori e praticavano la transumanza, durante l’inverno scendevano dalle montagne ed avevano trovato in Satricum un luogo ideale dove svernare.
Successivamente, hanno preferito stabilirsi definitivamente in pianura piuttosto che in montagna, dove le condizioni di vita erano più avverse.
 In un primo tempo convivevano con i Latini in questo angolo della costa laziale, poi Roma fece un patto con i Latini per sottomettere i Volsci, ma questi ultimi ebbero la meglio e occuparono Satricum. Secondo le fonti letterari i Volsci rimasero stanziali per 150 anni, fino alla metà del IV secolo a.C., e questo lo possiamo affermare sulla base dei ritrovamenti archeologici.
Dopo questo lungo periodo, i Romani, in piena espansione territoriale, riuscirono a cacciare i Volsci che si erano sempre dimostrati avversari molto tenaci, difficili da battere.

Quali sarebbero, secondo lei, i vantaggi di rendere visitabile il sito archeologico e quali potrebbero essere le soluzioni più adeguate per farlo?
Ritengo che il lavoro archeologico non sia solo un lavoro scientifico, ma anche un lavoro culturale rivolto al pubblico. La gente del posto è molto interessata e vorrebbe poter sfruttare questa potenzialità. Spero che la villa romana diventi visitabile, ma è necessario creare un centro di accoglienza che organizzi le visite.
Io sarei favorevole a lavorare in questa direzione, servono però finanziamenti e dobbiamo, pertanto, ideare un progetto per accedere ai fondi europei. 
Anche Antonio Santarelli è favorevole, ci vorrà del tempo per restaurare la villa e, solo allora, si potrà pensare di realizzare  un percorso di visita che vada a toccare i reperti ed i monumenti più importanti. 
Questo processo è fondamentale anche per l’identità della comunità locale, per il turismo della zona e per tutto l’indotto che può creare. Il patrimonio storico-culturale può essere un volano di sviluppo per tutta l’area.

Quali sono le prospettive future per questo progetto che continua a regalare nuove scoperte?
Vogliamo far affiorare tutto quello che è ancora nascosto, abbiamo fondi che ci permettono di continuare a scavare per altri 2 anni.
Se non avremo imprevisti o problematiche legate ad un ritorno dell’emergenza Covid-19, dovremmo farcela. 
Per quanto riguarda Satricum, i lavori potrebbero potenzialmente svilupparsi ancora per 30 o 40 anni (abbiamo scavato il 40% del sito), ma l’investimento sarebbe molto oneroso. Io lavoro sul sito già da 43 anni e per ora non mi è possibile continuare. Voglio, invece, concentrarmi sulla villa e spero di poter scavare l’intera area, dato che abbiamo evidenze scientifiche sull’esistenza di molti altri edifici da riportare alla luce. 

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