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Esperienze Aziendali

Le aziende sono un osservatorio privilegiato per capire le dinamiche del mercato ma anche i diversi modelli di comunicazione. Per questo abbiamo scelto di raccontare le esperienze aziendali non per pubblicizzare alcuni brand ma per evidenziare quelle realtà produttive che sono riuscite ad essere originali e vincenti attraverso le loro scelte in vigna, in cantina, sui mercati.
Esperienze Aziendali Mercoledi 27 Luglio 2022

Amorim Cork: il tappo e l’importanza degli obiettivi nel vino

La visita agli stabilimenti portoghesi del gruppo Amorim è stata preziosa per comprendere al meglio il ruolo del sughero nel comparto vitivinicolo ma anche gli equilibri delle scelte di un'azienda.

di Fabio Piccoli

Sono stati tantissimi gli spunti che abbiamo potuto cogliere nel viaggio studio presso Amorim Cork, in Portogallo, in quella che, con i suoi 5,8 miliardi di tappi venduti ogni anno (26 milioni al giorno!), rappresenta la leader indiscussa delle chiusure nel mondo del vino.

Non si è trattato, infatti, “solo” di una visita tecnica, in grado di fare emergere le straordinarie (e l’aggettivo non è assolutamente esagerato) tecnologie produttive del noto gruppo portoghese, ma anche di una preziosa opportunità per comprendere meglio il rapporto che esiste tra le scelte viticole, enologiche, ma anche di marketing e commerciali, e gli obiettivi che vuole conseguire un’azienda.
La scelta di un tappo, infatti, rappresenta forse la “metafora” più eloquente, paradigmatica del rapporto che ci deve essere tra obiettivi e strategie di un’azienda.
E questo deve far riflettere su quanto ancora oggi troppo spesso ci soffermiamo sulle scelte “tecniche” (tipologia di vitigno, portainnesto, sistema di allevamento, tecniche di vinificazione, tipologie di chiusure, ecc.) tralasciando gli obiettivi, i risultati che si vogliono ottenere.

Per questa ragione, grazie anche ad un ambasciatore eccellente come Carlos Veloso dos Santos, amministratore delegato di Amorim Cork Italia (che nel 2021 ha venduto nel nostro Paese 665 milioni di tappi), abbiamo realmente potuto non solo immergerci nell’affascinante mondo del tappo di sughero, ma anche comprendere lo stretto legame esistente tra la scelta di una chiusura e gli obiettivi vitienologici che un’azienda si è prefissata.
Innanzitutto abbiamo potuto approfondire la conoscenza di una materia viva come quella del sughero, frutto di una pianta (la quercia da sughero) che può vivere fino a 200 anni, durante i quali può essere decorticata dalle 15 alle 18 volte.
Ci vogliono circa 25 anni prima che una sughera possa essere decorticate la prima volta.

I raccolti successivi vengono effettuati ad intervalli di almeno 9 anni, sempre tra maggio e agosto, quando è nella fase di crescita più attiva.
È solo dopo la terza decortica, a 43 anni, che il sughero raggiunge gli standard di qualità richiesti ad un tappo di sughero naturale.

Ci sono molti luoghi comuni sbagliati riguardo al sughero che rappresenta un materiale ecologico e sostenibile al 100%, naturale, rinnovabile, riciclabile e riutilizzabile.
Devo ammettere che anche chi scrive non aveva una comprensione esatta del valore ecologico del sughero e la visita alla Amorim è stata veramente utilissima in tale direzione. Non è certo un caso che Amorim sia nata nel 1870 in Portogallo dal momento che in questo Paese viene prodotta quasi la metà del sughero a livello mondiale (circa 100.000 tonnellate) contro, ad esempio, le poco più di 6.000 t del nostro Paese.
Le foreste di quercia da sughero svolgono un ruolo cruciale nell’equilibrio ecologico del nostro Pianeta a partire dal naturale assorbimento di CO2  (-73 t di CO2 per ogni tonnellata di sughero estratta). Senza dimenticare i benefici sociali (oltre 100.000 persone sono coinvolte nella produzione di sughero) e il forte impatto nell’aumento dei tassi di biodiversità.

Ma c’è stato un altro aspetto che ci ha fortemente impressionato riguardo alla produzione di sughero ed è che si tratta di uno dei migliori esempi di economia circolare. Niente, infatti, viene sprecato, tutto è valorizzato con lo sforzo continuo per raggiungere livello zero di rifiuti o scarti e per ottimizzare il valore aggiunto di tutte le materie prime.
Siamo stati ore dentro quattro dei principali stabilimenti di Amorim per toccare con mano tutto questo e dobbiamo ammettere che ne siamo rimasti letteralmente affascinati.
L’anima “sostenibile” di Amorim è ulteriormente certificata dal 79% di energia frutto di fonti rinnovabili e dal 68% di energia da fonti rinnovabili controllate (biomassa). Di fatto Amorim è tra le poche realtà mondiali che oggi sono totalmente allineate a 12 dei 17 obiettivi delle Nazioni Unite, perché 5 non sono applicabili all’attività di Amorim.

Una realtà veramente straordinaria che - come ci ha sottolineato Antonio Rios de Amorim, presidente e ceo del gruppo Amorim e oggi rappresentante della quinta generazione della famiglia fondatrice dell’importante holding portoghese (coinvolta tra i tanti ambiti anche nella fornitura di sughero alla Nasa per le sue installazioni spaziali) - continua a vedere aumentata la sua importanza e le sue vendite a livello internazionale che a breve la porteranno a raggiungere il traguardo del miliardo di fatturato.

E per chi pensa che i tappi di sughero siano in declino, ci ha pensato il presidente di Amorim a smentirli con numeri che parlano chiaro: “Nel mondo si producono circa 21,5 miliardi di bottiglie di vino da 0,75 - ci ha raccontato Antonio Rios de Amorim - 2,5 miliardi sono spumanti con tappo sughero (ci sono poi circa 200 milioni di sparkling con tappo di plastica); 20 miliardi sono vini fermi e frizzanti di cui 13 miliardi con tappi di sughero con tendenza ad aumentare; 5 miliardi con tappi a vite con tendenza ad aumentare e 2 miliardi con tappi in plastica con tendenza a diminuire”.
Se i numeri parlano non c’è molto altro da aggiungere.