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Esperienze Aziendali

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News Mercoledi 20 Ottobre 2021

Il futuro del vino è donna: il gender gap in Italia si restringe, ma non ancora abbastanza

Presentati i primi risultati dell’indagine sul Gender Gap nelle aziende del vino in Italia condotta dall’Università di Siena, in collaborazione con le Donne del Vino e Unione Italiana Vini.

di Agnese Ceschi

Gender gap, ovvero distinzione di condizione tra uomo e donna, è un termine molto utilizzato al giorno d’oggi, ma la strada verso una reale parità di genere nel mondo del vino in Italia è ancora lunga. È quanto emerge da un’indagine sul gender gap nel mondo del vino, condotta dall’Università di Siena in collaborazione con Le Donne del Vino e Unione Italiana Vini, presentata il secondo giorno di wine2wine, il forum del business del vino. La sessione presieduta da Donatella Cinelli Colombini, presidente delle Donne del Vino, ha fatto emergere i passi avanti fatti negli ultimi anni verso una sempre maggiore “femminilizzazione” dei vertici aziendali del settore, ma anche i profondi limiti ancora esistenti. 

“Persiste in Italia un problema di “gender gap”? C’è ancora molta strada da fare” ha detto Elena Casprini, ricercatrice dell’Università di Siena che, insieme al professor Lorenzo Zanni, ha condotto l’indagine su un panel di 58 imprese selezionate su base nazionale, per metà condotte da uomini e per metà da donne. I risultati emersi dall’indagine evidenziano come solo il 10% delle donne è occupata nella produzione e nei vigneti, mentre quasi l’80% è coinvolta in funzioni commerciale-comunicazione-marketing e agriturismo-ristorazione. 

“Le quote rosa sono evidenti nelle aree collegate ai servizi, dunque non aree core  per l’azienda. Le donne sono protagoniste dell’attuale fase di “terziarizzazione” del mondo del vino che oggi appare critica di fronte alle nuove sfide del mercato. Perché? Le donne sono più empatiche e collaborano di più rispetto agli uomini: sono creative e cercano di creare rapporti di fiducia, anche se non sempre è facile, specie nei confronti di dipendenti di generazioni diverse” ha spiegato Elena Casprini. Aumentano dai dati riportati sempre di più le responsabili di funzione donna: ad oggi il 16% del personale nei vigneti è donna e il 34% in cantina. Questi dati ci fanno intuire come le donne stanno acquisendo sempre di più responsabilità. 

Sussiste purtroppo ancora un Gender Pay Gap importante in Italia: c’è una differenza di stipendio netto tra donne e uomini, soprattutto nelle retribuzioni da 2000 euro a salire. 

“Negli ultimi 3 anni (2018-2020), il 7,6% delle donne ha abbandonato o ha richiesto il part-time a seguito della nascita di un figlio. Questo dato si associa a diversità nei contratti (nelle donne c’è più precariato) e a difformità salariali penalizzanti con la progressione della carriera. L’indagine rivela altresì che mancano asili nido e scuole dell’infanzia, sia pubblici che privati, nei pressi delle aziende e come il costo di tali servizi non sia compatibile coi redditi agricoli. Infine, un’ultima evidenza riguarda gli episodi di intimidazioni, abusi e violenze che hanno interessato le donne. Negli ultimi 3 anni, nel 6,9% delle aziende intervistate, si sono registrati episodi di intimidazioni e abusi: un dato sicuramente sottostimato considerando che molti episodi non vengono segnalati ai vertici dell’azienda” ha concluso Elena Casprini.

La presidente delle Donne del Vino Donatella Cinelli Colombini ha avanzato alcune proposte. “A seguito di questa indagine noi Donne del Vino ci appelliamo al mondo della politica: sarebbe opportuno emanare un provvedimento per dare premi ad aziende che non fanno distinzione di genere: equità di retribuzione e di progressione di carriera. Inoltre, servirebbe un sostegno economico per i comuni rurali non solo con strutture, ma anche con servizi. Scelte costose, per le piccole amministrazioni dei distretti enologici, che salvaguardano, accanto alla sostenibilità economica e ambientale, anche quella sociale di cui le donne sono oggi protagoniste”.

Tra le protagoniste della sessione anche la giornalista e scrittrice Laura Donadoni ha proposto l’introduzione di corsi contro la violenza di genere presentando l’esempio americano: «Si potrebbero rendere obbligatori per tutti i dipendenti corsi di educazione anti sessismo e anti violenza, come in California, dove sono obbligatori per tutte le aziende sopra i 5 dipendenti. Inoltre si potrebbe iniziare ad usare un linguaggio inclusivo e promuovere azioni di flessibilità delle mansioni e degli orari di lavoro che agevolino le donne nell’avanzamento di carriera e nella cura della famiglia o dei figli”. Sua l’idea di introdurre il premio Bicchiere Rosa per le aziende che hanno protocolli virtuosi per la parità di genere.

Valentina Ellero di Uiv-Unione Italiana Vini ha poi parlato di sostenibilità e di come un’effettiva parità di genere non può che passare da un puntuale monitoraggio di indicatori etico-sociali: «Il 16 luglio 2020 con il Decreto Rilancio è stata approvata la norma nazionale per il miglioramento della sostenibilità nelle varie fasi del pro­cesso produttivo del settore vitivinicolo, come l’insieme delle regole produttive e di buone pratiche definite con uno specifico disciplinare di produzione. In attesa dei requisiti completi e di linee guida applicative, Unione Italiana Vini, forte dell’esperienza decennale in tema di sostenibilità, presenta in anteprima le tematiche che verranno trattate nella futura normativa, consapevole che la strada verso una effettiva parità di genere non può che passare da un puntuale monitoraggio di indicatori etico-sociali, coerenti con Agenda 2030».

“Oggi vogliamo iniziare un capitolo nuovo” ha concluso Donatella Cinelli Colombini. “Noi donne possiamo essere la chiave di volta del futuro del vino italiano”.