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Editoriale di Fabio Piccoli

Gli editoriali di approfondimento del Direttore Fabio Piccoli
Editoriale di Fabio Piccoli Venerdi 06 Maggio 2022

Prezzi vini: il rincaro delle materie prime non frena i ribassi nella GDO

A fronte di una crisi mondiale senza precedenti, il settore del vino continua a dare segnali positivi in controtendenza rispetto altri comparti ma al tempo stesso sugli scaffali della GDO osserviamo prezzi bassi difficili da giustificare.

di Fabio Piccoli

Nei giorni scorsi sono entrato in una nota catena della GDO in provincia di Verona. Come sempre, per deformazione professionale, mi sono soffermato tra gli scaffali dei vini di cui la catena è particolarmente fornita.

Ero molto curioso di verificare se gli attuali rincari dei prezzi delle materie prime, che stanno incidendo così fortemente sulle nostre imprese vitivinicole, stessero già influenzando i prezzi finali delle bottiglie sugli scaffali.
Non solo non ho notato nessun rincaro (e, credetemi, ho osservato parecchio, tanto che i miei figli non ne potevano più di stare dentro al supermercato) ma addirittura ho visto promozioni veramente impressionanti che raramente mi era capitato di osservare nel passato.

Parecchi vini sotto la soglia che io chiamo paradossale dei 2 euro (dove l’acqua diventa un interessante competitor), per non parlare del “limbo” tra i 2 e i 4 euro, dove alloggiano anche alcune denominazioni di particolare prestigio.
Veramente difficile trovare una giustificazione a prezzi di questa natura. Se era già incomprensibile prima di questa fase così complessa, oggi appare assolutamente ingiustificabile.

Nelle settimane scorse avevamo ripreso la denuncia della produttrice friulana Antonella Cantarutti (leggi l'articolo a questo link), che aveva addirittura scritto al ministro delle politiche agricole e all’assessore della sua Regione per raccontare l’assurda promozione di una catena distributiva di uno spumante Ribolla Gialla a 1,99 euro.

Non ho mai amato la demagogia sulla questione prezzi dei vini. Non sono così ingenuo da non comprendere che la filiera produttiva italiana è alquanto composita e che vi siano forbici di prezzo anche rilevanti all’interno delle nostre denominazioni e di molte nostre tipologie di vino. Per certi aspetti, lo trovo inevitabile.
Ma sotto certe soglie diventa veramente impossibile trovare ragioni plausibili per questo fenomeno; l'unica opzione è denunciare con forza queste derive che rischiano non solo di rendere economicamente insostenibile la produzione da parte di moltissimi imprese ma anche di generare un drammatico svilimento dell’immagine del vino agli occhi dei consumatori.

Ho provato, comunque, a trovare delle giustificazioni ai “saldi” attuali e penso che si tratti, almeno in parte, di una strategia “svuota magazzino” di alcuni imbottigliatori che, prima di rimettere mano ai listini, hanno pensato bene (si fa per dire) di svendere in maniera massiccia molti dei loro prodotti.
Visto in questo modo, si potrebbe considerare un fenomeno contingente, una sorta di ribasso prima del grande rialzo. Della serie: "Cari clienti, fate ora la scorta dei vini a bassissimo prezzo perché tra un po’ quegli stessi vini avranno posizionamenti ben diversi".

Ma a prescindere dalla reale motivazione di questi prezzi, non c’è dubbio che il tema del basso posizionamento di troppi nostri vini continui a rappresentare una delle principali problematiche del nostro settore.
La sfida del valore, pertanto, continua ad essere la “madre di tutte le battaglie” per la filiera vitivinicola italiana. È vero che qualcosina è stato fatto negli ultimi anni ma la strada è ancora lunghissima e in questa direzione ci aspetteremmo molte più proteste da parte dei produttori.

E invece, con mio grande rammarico ma anche sorpresa, trovo veramente poco comprensibile il silenzio della maggioranza dei produttori, a partire dai più piccoli che sono anche quelli più penalizzati.
La stessa protesta della coraggiosa Cantarutti è stata praticamente una voce isolata.

Certo, ci possiamo consolare con Paesi produttori che fanno peggio di noi, a partire dalla Spagna.
Sempre nello stesso supermercato, ho trovato un Cava al prezzo di 2,50 euro e, pensate un po’, non era nemmeno tanto male.
Ma se dobbiamo consolarci di questo significa che siamo messi male.