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Editoriale di Fabio Piccoli

Gli editoriali di approfondimento del Direttore Fabio Piccoli
Editoriale di Fabio Piccoli Venerdi 30 Settembre 2022

Vino e salute: la triste e pericolosa via del proibizionismo

La recente risoluzione dell’Organizzazione Mondiale di Sanità appare sconcertante e, oltre ad essere molto penalizzante per il settore vitivinicolo, rischia di ottenere risultati contrari agli obiettivi che si è preposta.

di Fabio Piccoli

Fonte: Getty Images

Ogni volta che tento di stare alla larga dal complesso tema “vino e salute” giungono notizie preoccupanti da Bruxelles o, peggio ancora, le risoluzioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che da tempo ha dichiarato guerra al consumo dell’alcol in tutte le sue diverse forme, compreso ovviamente il vino.

L’ultimo attacco è sicuramente il più duro mai avvenuto fino ad oggi ed è racchiuso nel documento presentato dall’OMS - Regione Europa a Tel Aviv nei giorni scorsi e denominato “European framework for action on alcohol 2022-2025”. Una risoluzione che, in qualche modo, sconfessa quanto era stato approvato dal Parlamento europeo nel maggio scorso nella “Global alcohol strategy” inserita nel cosiddetto "Cancer plan". Un documento, peraltro, che era stato approvato dalla stessa OMS e nel quale si evidenziava la differenza tra consumo nocivo e moderato di bevande alcoliche, sottolineando che non è il consumo in sé a costituire fattore di rischio per il cancro.

Con la nuova risoluzione, invece, non  vi è più nessuna distinzione tra le modalità di consumo e anzi viene previsto un contrasto durissimo nei confronti del consumo di alcol tout court attraverso una serie di azioni - aumento della tassazione, divieto assoluto di pubblicità e promozione di bevande alcoliche, l’obbligo di health warning (come le sigarette tanto per intenderci) in etichetta, e altro ancora - che dovrebbero portare ad una riduzione dei consumi pro capite entro il 2025.

In estrema sintesi, l’OMS ha ribaltato come un calzino la precedente risoluzione inserendo il principio del “no safe level” per il consumo di alcol.
Una risoluzione che ci porta in un regime proibizionistico di cui al momento percepiamo “solo” i preoccupanti rischi per tutta la filiera vitivinicola, ma probabilmente ancora non ci è chiaro quali potranno essere le conseguenze più concrete.

L’ho scritto più volte che non ho mai amato il binomio “vino e salute” e che il nostro settore ha bisogno di modelli comunicativi nuovi, accettando anche in qualche misura i valori “trasgressivi” del vino (che non significa ovviamente l’incentivo all’abuso ma nemmeno la negazione che l’alcol sia una componente importante del vino).

Ma mai avrei immaginato che saremmo arrivati a politiche proibizionistiche così dure e, permettetemi, anche ottuse, che negano un fatto ineluttabile e ormai altamente dimostrabile che il miglior deterrente all’abuso è la diffusione di una corretta cultura del vino, del bere consapevole.

Che il vino poi sia la peggior bevanda alcolica sul fronte drammatico degli abusi di bevande alcoliche è cosa risaputa da sempre e le statistiche in questa direzione parlano chiaro.
Non è un caso che il tanto attualmente odiato Putin avesse inserito nel passato una maggiore tassazione della vodka a vantaggio proprio del vino che veniva giustamente considerato in Russia una bevanda alcolica che mal si concilia agli eccessi. È chiaro che poi la lobby dei produttori di vodka è riuscita ad avere la meglio e la norma sembra essere scomparsa.

Ma, al di là delle norme, veramente si ritiene la via proibizionista quella più idonea a rispondere alle problematiche dell’alcolismo o della salute in generale?

L’ho sottolineato altre volte ma oggi si ha la netta sensazione di essere in presenza di una preoccupante deriva dove i divieti assoluti sembrano sempre di più delle soluzioni “pilatesche”.
Un atteggiamento che, tra l’altro, a me appare anche poco “scientifico” perché parte da dei presupposti con poche “prove” concrete.
Se tutta la nutrizionistica, ad esempio, viene estremizzata, a breve ci troveremo health warning in ogni alimento, dal Lardo di Colonnata al Puzzone di Moena.

Dalle organizzazioni scientifiche, pertanto, mi aspetterei indagini approfondite sul tema “vino e salute”, su quanto il vino incide nel tragico fenomeno dell’alcolismo.
Messa così invece sembra proprio una crociata fine a se stessa che corre il rischio di generare il pericoloso fenomeno del “proibito” che tanto attrae soprattutto le giovani generazioni.

Non si capisce, infine, come mai invece di spingere nelle proibizioni non si incentivino le azioni comunicative, di sensibilizzazione nelle scuole, ma anche una sana promozione del bere e mangiare bene (soprattutto nelle scuole alberghiere, che potrebbero diventare un baluardo culturale contro ogni forma di abuso enogastronomico).