IL PRIMO MAGAZINE ONLINE ITALIANO
PER ORIENTARTI NEL MONDO DEL VINO

Editoriale di Fabio Piccoli

Gli editoriali di approfondimento del Direttore Fabio Piccoli
Editoriale di Fabio Piccoli Giovedi 14 Aprile 2022

Vinitaly 2022 è ripartito bene, ora tocca alle aziende

Ottimo successo della manifestazione veronese che è riuscita a migliorarsi a dimostrazione che non tutto il male viene per nuocere. Le sfide per il vino italiano sono tante ma dai padiglioni di VeronaFiere usciamo tutti più ottimisti.

di Fabio Piccoli

Ancora mentre scriviamo non sappiamo i numeri esatti dei visitatori di questa edizione di Vinitaly 2022, ma questo non ci impedisce di sottolineare che si è trattato di una 54a edizione ottimamente riuscita.
E questo non era per nulla scontato.

Non a caso tutti i produttori e i manager che abbiamo intervistato per commentare questo Vinitaly Restart avevano la medesima premessa: “Non avevo particolari aspettative su questo Vinitaly ma mi devo ricredere perché è stata un’ottima edizione sotto tutti i punti di vista”.
Un plauso va dato sicuramente a VeronaFiere che si è impegnata moltissimo per garantire un Vinitaly in grado di soddisfare espositori e visitatori.
La stessa inevitabile selezione dei visitatori ha “ripulito” ulteriormente la manifestazione da quel target poco professionale che non aiuta le attività di business.
Questo ha portato ad una presenza più profilata e soprattutto nelle condizioni di poter lavorare al meglio.

Certo, c’è ancora qualche espositore che abbiamo visto con le braccia incrociate durante la manifestazione, ma si tratta ormai di quei (pochi per fortuna) che non sono ancora in grado di programmare al meglio (con un’agenda di appuntamenti preparata precedentemente) la loro presenza in fiera.

Ascoltando poi le parole del sindaco di Verona, Federico Sboarina, durante l’inaugurazione si può essere più ottimisti anche per il futuro che dovrebbe vedere un quartiere fieristico più facilmente accessibile grazie ad una nuova rete viaria a partire dal grande parco che collegherà la stazione di Porta Nuova alla Fiera.
Sottolineare come per Verona e provincia Vinitaly rappresenti un patrimonio prezioso da curare con massima cura è ovviamente scontato, ma la strada da fare non è ancora completata quindi ci auguriamo vivamente che nel 2023, sperando finalmente senza echi di guerra e di pandemia, la logistica legata al Vinitaly possa essere ancora migliore.

Finiti i commenti sugli aspetti organizzativi, è opportuno fare qualche osservazione sul tema, ancor più importante, degli umori dei produttori rispetto al mercato e, soprattutto, alle prospettive.
Non è facile, ad essere, onesti avere commenti totalmente trasparenti a Vinitaly che storicamente rimane la “Fiera dell’ottimismo”. Ma francamente non si possono nemmeno biasimare i produttori che sfruttano i giorni di Vinitaly per trasmettere positività a tutto il sistema, a partire dal trade.

Ciò non toglie che i problemi sono parecchi, come giustamente ci ha sottolineato Beniamino Garofalo, amministratore delegato di Santa Margherita: “Guerra russo-ucraina e rincari prezzi delle materie prime sicuramente non possono lasciarci sereni. Senza dimenticare il problema delle forniture di materie prime come ad esempio il vetro essenziale per la nostra filiera”. “Anche noi - ha proseguito Garofalo - che abbiamo la fortuna di avere due vetrerie all’interno della nostra holding, non siamo completamente immuni a questo problema”.
Non abbiamo scelto a caso l’ad di Santa Margherita per parlare di problematiche e prospettive del settore. Si tratta infatti del gruppo che probabilmente ha performato meglio nel 2021 con un fatturato record di oltre 350 milioni di euro e, soprattutto un’EBITDA di 79,19 milioni di euro, pari al 35,9%.
Se ad esprimere preoccupazioni è un gruppo di questa natura è bene, pur nel giusto ottimismo del momento, mantenere anche un sano realismo.
Un realismo che ci porta a dire, come già sottolineato anche nei primi giorni di Vinitaly, che la sfida più complessa oggi è davanti alle piccole e medie imprese del vino italiano che ci auguriamo con tutto il cuore accettino finalmente di essere più unite e coordinate.

Un piccolo produttore a quest’ultimo riguardo ci ha detto in questi giorni: “Ho letto il vostro articolo che evidenziava come noi piccoli di fatto rappresentiamo oltre l’80% del sistema produttivo del nostro Paese. Mi spiegate però allora perché contiamo ancora così poco politicamente?”.
Sicuramente oggi le pmi del vino italiano, a partire dai vignaioli, contano di più rispetto al passato anche sui cosiddetti tavoli della politica, ma la strada è ancora lunga.
Ma soprattutto sarà necessaria una crescita imprenditoriale e manageriale dei cosiddetti “piccoli” altrimenti nemmeno politiche mirate sui loro fabbisogni saranno sufficienti.
Intanto godiamoci la ripartenza di Vinitaly che ha dato a tutti un rinnovato entusiasmo, benzina essenziale per andare avanti.