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Editoriale di Fabio Piccoli

Gli editoriali di approfondimento del Direttore Fabio Piccoli
Editoriale di Fabio Piccoli Venerdi 17 Dicembre 2021

Sostenibilità: mentre si continua a discutere sulle norme, il consumatore si evolve

La sostenibilità purtroppo per il nostro comparto vitivinicolo continua ad essere continuo oggetto di discussione sulle normative e nel frattempo si evolvono costantemente la sensibilità e le percezioni dei consumatori su questo tema.

di Fabio Piccoli

Più leggiamo report e analisi sul tema della sostenibilità e di come essa viene oggi percepita dai consumatori (insomma, da tutti noi) e più mi rendo conto che il nostro mondo del vino sia in una sorta di vicolo cieco.

Il vicolo cieco è rappresentato dalla continua, ormai da anni, ricerca di norme adeguate per “certificare” la sostenibilità, senza però tenere conto che i consumatori nel mondo si stanno costruendo un loro pensiero riguardo a questo tema e spesso oggi danno la sensazione di fidarsi di più di alcuni brand rispetto alle certificazioni istituzionali.
Probabilmente questo fenomeno è tipico di quelle situazioni nelle quali una tematica (e un’opportunità) diventa oggetto di comunicazione prima ancora di definirne i reali confini.
E’ questo che ha portato nel nostro Paese nell’ultimo ventennio a veder nascere una miriade di disciplinari sulla sostenibilità (circa 20) e siamo in attesa ormai da alcuni mesi che tutto si possa racchiudere in una sorta di testo unico.

Nel giugno scorso, infatti, il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ha emanato un decreto relativo alla “Costituzione del comitato della sostenibilità vitivinicola” che dovrebbe condurre alla definizione appunto di una “norma” unica che consentirà ai vini ottenuti seguendo specifiche regole di produzione, virtuose dal punto di vista ambientale e non solo, di essere immesse in commercio, sul mercato domestico ed internazionale, utilizzando uno specifico logo pubblico riconoscibile ai consumatori del vino sostenibile.

Sperando che si arrivi presto a questo risultato, comunque particolarmente sofferto, ci si deve soffermare, a mio parere, su quanto nel frattempo la sensibilità dei consumatori si sia evoluta sul tema della sostenibilità.

Se, infatti, tutti i principali osservatori socio-economici evidenziano l’aumento dell’interesse dei consumatori nei confronti delle produzioni sostenibili, sempre queste indagini fanno emergere criticità riguardo a quali sono i fattori che danno garanzie sul fronte della sostenibilità.

Tanto per capirci, se oggi (secondo il Meet the 2020 consumers driving change di IBM) circa 6 consumatori su 10 si dichiarano disponibili a modificare i loro acquisti in relazione ad una diminuzione dell’impatto ambientale e, addirittura, 8 su 10 considerano la sostenibilità un fattore molto importante nelle loro scelte, sono poi molto pochi (attorno al 25%) quelli che si fidano delle “istituzioni” come garanti dell’autenticità delle produzioni sostenibili.

Insomma, c’è il rischio di arrivare ad una “certificazione ufficiale” sulla sostenibilità con relativo logo senza che questa sia vista come garanzia affidabile o sufficiente per i consumatori.

E sarebbe molto grave considerando che,  sempre secondo il report di IBM, tra coloro che considerano molto importante il fattore sostenibilità, il 70% circa è disponibile a pagare mediamente un 35% in più per un prodotto che dà garanzie certe in questa direzione.

D’altro canto, un esempio molto eloquente viene dalla stessa certificazione del biologico che oggi è messa frequentemente in discussione con la richiesta di rivedere molti dei parametri (in particolare in relazione all’utilizzo del rame) perché c’è il rischio oggettivo che l’impatto ambientale di forme di viticoltura integrata, ad esempio, sia in talune aree decisamente inferiore a quello del biologico.

E questa discussione non è oggi racchiusa solo tra i cosiddetti addetti ai lavori, ma è arrivata da tempo al trade e anche a quei consumatori più sensibili alla tematica del sostenibile nel suo complesso. Insomma siamo di fronte alla classica situazione di un comparto e di un legislatore che sono molto più lenti della società civile.

Di questo se ne sono accorte parecchie aziende e gruppi vitivinicoli a livello internazionale: un esempio su tutti il noto gruppo Treasury Wine Estate che forse oggi è la realtà vitienologica più avanzata sul fronte della sostenibilità anche dal punto di vista comunicativo. Consiglio vivamente di leggere i loro bilanci di sostenibilità (scaricabili a questo link) per farvi rendere conto di quanti sono gli ambiti che oggi questa tematica va a toccare proprio grazie all’aumento della sensibilità dei consumatori, a partire da quelli più giovani.

Forse qualcuno deve avvisare i nostri legislatori e coloro che li supportano nelle decisioni.