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Editoriale di Fabio Piccoli

Gli editoriali di approfondimento del Direttore Fabio Piccoli
Editoriale di Fabio Piccoli Venerdi 01 Aprile 2022

Rincaro prezzi vino: meglio non nascondere la verità

Siamo di fronte ad una delle più preoccupanti crisi mondiali causata da diversi fattori negativi: dalla pandemia alla guerra, passando per un rincaro prezzi senza pari. Raccontare la verità è fondamentale.

di Fabio Piccoli

Ammetto di essere in difficoltà. Forse è uno degli editoriali più difficili che mi sia mai capitato di scrivere.

In redazione, infatti, siamo letteralmente bombardati da opinioni contrastanti: da un lato alcuni produttori che ci esortano, per non dire ci implorano, a dire la verità rispetto ad una serie di problematiche, la prima fra tutti il rincaro delle materie prime che, nel giro di un paio di mesi, avrà un impatto devastante anche sui prezzi finali dei vini; dall’altro alcune realtà che, invece, ci consigliano di non enfatizzare troppo le difficoltà altrimenti si rischia di peggiorare la situazione (almeno dal punto di vista emotivo).

Non è facile muoversi in questa situazione perché, da sempre, considero l’informazione specializzata una tipologia giornalistica particolare che, oltre a raccontare la “verità” (un principio etico basilare per chi fa giornalismo) deve anche tenere conto del fatto che ciò che viene scritto o detto ha comunque un impatto importante sulla filiera, anche dal punto di vista economico.

Tanto per fare un esempio concreto, proprio qualche giorno fa un produttore mi ha telefonato dicendomi che, dopo averci rilasciato un’intervista dove si “lamentava” dei possibili aumenti di prezzi di un loro cliente della grande distribuzione, quest’ultimo l’avrebbe chiamato “consigliandogli” di evitare questo tipo di commenti, pena fine della loro collaborazione.
È chiaro che il tema “prezzi”, allo stato attuale, è quello più sensibile e quindi rappresenta il cosiddetto materiale da maneggiare con estrema cura.

Ma oggi fare finta che l’impressionante rincaro prezzi delle materie prime, quelle energetiche in primis, non avrà un impatto devastante anche nel contesto del nostro comparto vitivinicolo è evidentemente inutile e pericoloso. Per questa ragione, io penso sia da apprezzare quanto stanno evidenziando alcune organizzazioni di categoria come Unione Italiana Vini, Federvini e in questi giorni anche Alleanza Cooperative Agroalimentari Vino, che stanno facendo “i conti” di quanto impatteranno questi rincari nella nostra filiera del vino.

E, a questo proposito, dallo studio di Censis-Alleanza Cooperative emergono extra costi di oltre 1,1 miliardi di euro a causa dei costi dell’energia e delle materie prime.
Secondo questo studio, considerando il fatturato 2021 della filiera (che è stato pari a 13,6 miliardi di euro, applicando a questo dato la quota del 78,4% dei consumi intermedi necessari alla produzione), si determina il valore dei consumi intermedi della filiera in 10,7 miliardi.

Utilizzando la variazione dei costi di produzione del prodotto vino fra febbraio 2021 e febbraio 2022, pari al 10,5%, il valore attuale dei consumi intermedi raggiungerebbe il livello di 11,8 miliardi di euro.
La differenza, in termini assoluti, è pari a 1.124 milioni di euro, che esprime – ha commentato Luca Rigotti, Coordinatore Vino di Alleanza Cooperative Agroalimentari - “un carico aggiuntivo sulla redditività delle imprese che inevitabilmente andrà a erodere i loro margini, compromettendone anche la loro capacità competitiva sui mercati internazionali (e noi aggiungiamo non solo ndr)”.

Praticamente, nelle stesse ore in cui Rigotti lanciava questo grave allarme, Laurent Dealunay, il deputy chairman di quella che possiamo considerare la più prestigiosa denominazione a livello mondiale, la Borgogna, affermava: “Non possiamo nascondere il fatto che i prezzi saranno più alti per i consumatori”.

Due affermazioni che, in qualche misura, chiudono quello che si può oggi definire il “cerchio maledetto” e cioè la relazione inevitabile tra rincaro dei costi produttivi e le conseguenze sui prezzi al consumo.
Un tema che comprendo faccia molta paura soprattutto alla grande distribuzione, che da mesi cerca di evitare per non creare allarmismi. Ormai non si tratta più di ipotesi possibili, ma di realtà effettive di cui a brevissimo avremo l’impatto più concreto.

Ed è chiaro che, in una situazione del genere, a pagarne maggiormente le spese saranno gli anelli più deboli della filiera a partire dai viticoltori che già oggi in alcune regioni stanno lavorando in perdita. Non si può infatti interrompere la “la gestione e la produzione della vigna” se non si vuole rischiare di perderla per sempre.
Non si vedono all’orizzonte soluzioni a tali drammatiche problematiche ma sarebbe, a mio parere, un’aggravante fare finta di nulla.
Sicuramente saranno necessari accordi internazionali di ampio respiro anche e, soprattutto, per evitare tutti quei fenomeni speculativi che oggi sono in atto e che non si possono ascrivere a ragioni reali (come, ad esempio, i voluti ritardi nelle spedizioni che determinano blocchi di invio di materie prime, dalla carta al vetro, tanto per fare un esempio concreto).
Dobbiamo essere coscienti che la posta in palio è altissima: ci sono aziende già fortemente fiaccate da due anni di pandemia, di blocchi dell’horeca, di strutture che erano già comunque fragili. Non possiamo volgere lo sguardo dall’altra parte.