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Editoriale di Fabio Piccoli

Gli editoriali di approfondimento del Direttore Fabio Piccoli
Editoriale di Fabio Piccoli Domenica 15 Maggio 2022

Aumento costi e clima: le sfide più difficili per il mondo del vino

Dalla consueta analisi dell’Università di Geisenheim commissionata da Prowein è emerso che l’aumento dei costi e l’adattamento alle mutazioni climatiche sono le sfide più importanti del settore vitivinicolo per il prossimo futuro.

di Fabio Piccoli

Il Business Report di Prowein consente di avere uno spaccato molto interessante e utile delle opinioni autorevoli di migliaia di operatori del settore vitivinicolo. Quest’anno, l’Università di Geisenheim ha coinvolto nella sua analisi operatori della filiera vitivinicola di ben 48 Paesi e, secondo Simone Loose (direttrice dell’Istituto del Vino e delle Bevande della nota università tedesca): “Tutto il settore affronta la sfida di adattarsi ai cambiamenti climatici e divenire allo stesso tempo ecologico e sostenibile, nonché convincere i clienti di tutto questo. Questo sarà possibile solo se l’industria unirà le sue forze ed i produttori di vino, i rivenditori e la gastronomia potranno trasmettere in modo credibile la sostenibilità”.

Ma quali sono le principali preoccupazioni per la filiera vitivinicola a livello internazionale? Per la stragrande maggioranza dei produttori si tratta dell’aumento dei costi, a partire da quelli energetici che, a breve, avranno un inevitabile impatto sul prezzo finale dei vini.
E, considerando la grave situazione economica influenzata dalla guerra russo-ucraina e dal perdurare della pandemia, è possibile prevedere un calo dei consumi di vino (qualche segnale in questa direzione sta già arrivando dalla GDO).

Ma l’altra grande preoccupazione è legata al cambiamento climatico, considerato la minaccia più seria da sei produttori su dieci. Abbinato all’inasprimento delle normative ecologiche, pone grandi sfide ai produttori di vino, in particolare a quelli con bassa redditività.

Interessante notare come le preoccupazioni tra i produttori si diversifichino in relazione al Paese di provenienza; francesi e tedeschi, ad esempio, considerano la politica europea per ridurre il consumo di alcol una minaccia molto seria, mentre i produttori di Stati Uniti, Australia e Sudafrica ritengono la guerra commerciale, la concorrenza di altre bevande e la legalizzazione della cannabis le sfide più pressanti.

Molto importante evidenziare come Spagna e Italia, grazie anche a condizioni climatiche favorevoli, sono i Paesi produttori più evoluti e “certificati” sul fronte della sostenibilità (rispettivamente il 61% e il 52% dei leader del settore che hanno partecipato all'indagine). Percentuali decisamente più alte rispetto a Francia (35%), Germania (21%), Nuovo Mondo (14%) e alla media europea del 21%.

Alla luce dei costi maggiori che implica una tale scelta, sarebbe importante riuscire a enfatizzare questa straordinaria leadership della vitivinicoltura mediterranea sul fronte della sostenibilità, un vero e proprio fattore strategico in termini di reputazione e immagine nei confronti dei consumatori a livello internazionale.
Secondo l’indagine, infatti, solo il 30% dei viticoltori tedeschi, il 40% dei viticoltori francesi e italiani e il 58% dei viticoltori spagnoli sono del parere che la viticoltura biologica sia economicamente sostenibile a lungo termine. Una maggiore disponibilità da parte dei consumatori a pagare il prezzo richiesto sarebbe un presupposto importante per coprire i costi della produzione di vino biologico, soprattutto in regioni viticole non ideali dal punto di vista climatico.

Va considerato, infine, che il trade è sempre più convinto dell’importanza dello sviluppo del vino “sostenibile”. Dall’indagine è infatti emerso che la maggior parte dei rivenditori di vino (78%), albergatori (77%) e ristoratori (72%) ritiene che la produzione di vino biologico continuerà ad aumentare.
Non tutti, però, la pensano allo stesso modo: i rivenditori di vino nei Paesi Bassi, in Germania e nell'Est Europa segnalano una minore domanda e una mancanza di disponibilità a pagare per vini biologici e sono quindi meno ottimisti in relazione all’incremento di questa tipologia.