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Editoriale di Fabio Piccoli

Gli editoriali di approfondimento del Direttore Fabio Piccoli
Editoriale di Fabio Piccoli Mercoledi 18 Maggio 2022

Prowein 2022: lo ricorderemo per molto tempo

Un’edizione "estiva" con tante novità, non tutte belle, che ha evidenziato dopo Vinitaly la gran voglia di vino in tutto il mondo.

di Fabio Piccoli

Iniziamo dalla fine questo nostro articolo al termine dell’edizione 2022 di Prowein. La prossima edizione si terrà, fortunatamente, nell’usuale periodo invernale e cioè dal 19 al 21 marzo 2023.

Una bella notizia questa della Fiera di Düsseldorf, che giunge al termine di una manifestazione che di memorabile ha molti elementi a partire da questa collocazione quasi estiva che ci ha fatto vivere tre giorni nella città sul Reno a maniche corte. Un’esperienza che nessuno dei decani del Prowein aveva mai potuto vivere, ma che penso non rimpiangerà (a parte la possibilità di poter passeggiare per la città senza l’assillo di un vento gelido e di una fastidiosa pioggia).

Inutile negare che gli organizzatori della fiera tedesca sono stati costretti a spostare la manifestazione a metà maggio ben sapendo quanto questo periodo avrebbe condizionato il suo andamento. Arrivare anche dopo Vinitaly non deve aver certo entusiasmato gli amici della Düsseldorf Messe ma la pandemia ha stravolto tantissime regole, comprese quelle ferree della cultura tedesca (anche se questo “luogo comune”, come scoprirete più avanti, forse non è più vero).

Quali allora in concreto i “condizionamenti”, le anomalie che abbiamo riscontrato in questa edizione “estiva” di Prowein?

Innanzitutto il numero di espositori che è sceso a 5.700, quasi 1.200 in meno rispetto all’edizione 2019. Le ragioni di tale diminuzione sono tutte comprensibili anche se, per avere un quadro più chiaro, dovremo attendere il prossimo marzo. Sì, perché il calo potrebbe anche essere ascrivibile ad un ulteriore (e secondo me auspicabile) riduzione del numero di quelle aziende che non possono sfruttare un evento così prettamente b2b come il Prowein.

L’altra diminuzione è avvenuta sul fronte dei visitatori che sono stati 38.000 contro i 61.500 del 2019, cioè il 38% in meno. Anche questo dato, se siamo onesti, era assolutamente scontato vista la situazione mondiale (con un’Asia ancora praticamente chiusa per la pandemia e un’Europa infiammata dalla guerra russo-ucraina). Ma questo non può nascondere le difficoltà di una fiera che si concentra (giustamente) solo su operatori e quindi averne quasi la metà ha significato inevitabilmente ridurre le opportunità di incontro da parte delle aziende espositrici.

Tralascio ora tutti i commenti legati alle difficoltà da parte di alcune aziende di gestire eventi b2b e vi rimando agli articoli che abbiamo pubblicato in questi giorni ("Fiere del vino: Slow Prowein" e "Fiere del vino: Prowein second day").
Dall’indagine che abbiamo realizzato attraverso le interviste a circa 450 degli espositori italiani (erano circa 1.400 le aziende italiane espositrici quest’anno), è emerso che il 75% di loro ha osservato, come era prevedibile, l’assenza o il numero ridotto di buyer di importanti aree geografiche. Su questo fronte il comunicato finale di Prowein ha dichiarato che i visitatori provenivano da ben 145 Paesi. In effetti qualche presenza “sorprendente” c’è stata, come alcuni buyer russi e ucraini (alcuni di loro hanno dovuto fare numerose tappe di avvicinamento per giungere a Düsseldorf) e anche asiatici (ma la maggioranza era residente in Europa).

Sul fronte della profilazione dei visitatori, ci affidiamo sempre ai dati forniti dalla fiera che parlano di 3 principali tipologie: specialist retail (responsabili acquisti di catene distributive, 28%), buyer horeca (ristoratori, manager café e bar, 17%), importatori ed esportatori (10%). Anche su questa profilazione si potrebbero fare numerose valutazioni: qui mi limito a dire che il mondo degli operatori del winebusiness è molto più composito e complesso di quanto si possa immaginare. E se, come ho più volte sottolineato, non tutte le aziende espositrici sono adeguate per una manifestazione come il Prowein, altrettanto potrei affermare per alcuni buyer che la frequentano.

Sempre prendendo spunto dalla nostra survey tra gli espositori italiani, i cui risultati finali verranno svelati in un prossimo articolo, è importante sottolineare che, nonostante le “anomalie” di quest’anno, la stragrande maggioranza riconosce al Prowein un profilo assolutamente internazionale e, pur in numero ridotto, ai visitatori presenti è stata riconosciuta una buona profilazione.

Devo dedicare le ultime annotazioni agli aspetti organizzativi che quest’anno sono stati sorprendentemente alquanto deficitari.

Servizio bicchieri e ghiaccio assolutamente insufficiente, con ritardi esagerati che hanno costretto molti espositori a rincorrere i bancali di bicchieri e cercare di prendersi con la forza le cassette di ghiaccio.

Ma molto male anche tutta la logistica fuori dal Prowein. Se le code ai taxi da sempre sono un classico della manifestazione, per la prima volta decisamente scadente il servizio dei treni navetta, a pagamento come mai era stato nelle edizioni precedenti ma anche con ritardi e soppressione di alcuni treni. Senza dimenticare la difficoltà di uscita soprattutto dai parcheggi a silos dove, anche chi scrive, è rimasto intrappolato in macchina per oltre un’ora.

Come pure, non ce l’abbiano a male i coraggiosi organizzatori di Prowein 2022, decisamente deficitario anche l’ufficio stampa che quest’anno si è limitato ad una comunicazione in versione ridotta come la manifestazione.

In conclusione, penso che le lacune sopra evidenziate siano figlie della scelta degli organizzatori tedeschi di investire meno su alcuni servizi a causa dei minori introiti di questa edizione ma anche frutto di due anni di fermo.

Siamo convinti che a marzo 2023 le cose miglioreranno di molto; ritroveremo il freddo ma anche il Prowein che conoscevamo e questo anche perché, non dobbiamo mai dimenticarlo, né la pandemia e né la guerra stanno smorzando la voglia di vino nel mondo.