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Editoriale di Fabio Piccoli

Gli editoriali di approfondimento del Direttore Fabio Piccoli
Editoriale di Fabio Piccoli Venerdi 22 Aprile 2022

Prezzi vini, il sogno americano e i ''saldi'' italiani

I prezzi medi dei vini negli Usa fanno sempre riflettere sul posizionamento italiano: è opportuno riflettere su questa situazione. La denuncia della produttrice friulana Antonella Cantarutti per una Ribolla Gialla spumantizzata a 1,99 euro.

di Fabio Piccoli

Ogni volta che mi imbatto nelle statistiche di vendita dei vini sul mercato americano sono da un lato entusiasta per come i consumatori statunitensi diano un gran “valore” ai vini (soprattutto ai loro), e dall’altro perplesso perchè noi siamo lontanissimi da quel percepito.

In questi giorni, grazie all’aggiornatissimo Wine Analytics Report, ho letto i prezzi medi delle bottiglie di vino acquistate nel canale DTC (direct to consumer) - che oggi rappresenta l’11% delle vendite di vino negli Usa e nel 2021 ha registrato l’ennesimo record raggiungendo i 4,2 miliardi di dollari - scoprendo che a marzo è stato di ben 52,86 dollari. Un dato normale per loro, ma assolutamente sorprendente per noi considerando, ad esempio, che il prezzo medio di acquisto di una bottiglia sulla piattaforma vino.com nel 2021 (secondo un’analisi realizzata da Wine Monitor) è stato di 12,13 euro. E stiamo parlando del canale online che, comunque, registra prezzi medi ben più alti rispetto a quanto avviene nella nostra grande distribuzione dove, sempre nel 2021, il prezzo medio di acquisto di una bottiglia di vino (0,75 l) è stato di 5,5 euro (con un incoraggiante +4,1% rispetto al 2020).

Ma tornando all’Eldorado americano, sempre nel canale DTC il prezzo medio a bottiglia più elevato nei primi mesi del 2022 è stato registrato dal Cabernet Sauvignon con un sorprendente 75,86 dollari che, sicuramente, ha inciso fortemente nella media complessiva considerando i comunque ragguardevoli 48,35 dollari del Pinot Nero, i 34,13 dollari dello Chardonnay e i 32,23 dollari per uno sparkling made in Usa.

Certo, non esiste solo il DTC negli Usa. Tuttavia, la situazione prezzi è sicuramente ottima anche sul canale on-premise, dove la media è ben al di sopra dei 50 dollari. E d’altro canto, aldilà di quanto evidenziano le statistiche, chiunque entri in un ristorante negli Usa si puà rendere facilmente conto dei prezzi medi del vino, in particolare proprio dei vini americani.

Facendo queste riflessioni, mi sono imbattuto in un “curioso” ranking, realizzato da numbeo.com, sui prezzi medi di una bottiglia di vino a livello internazionale (non è specificato, ma risulta chiaro siano prezzi relativi allo scaffale off-premise), dalla quale si evince che gli Usa con 12 dollari sono al 20° posto della classifica. Al primo posto troviamo il Qatar con 27,46 dollari, seguito da Singapore con 21,96 $ e la Giordania con 21,15 $.

E l’Italia? Siamo in 83a posizione, con 5,41 dollari (la classifica non è aggiornatissima considerando che siamo come già prima evidenziato a circa 5,5 euro), allo stesso livello di un altro grande mercato come la Germania dove, però, è noto il ruolo nella vendita di vino dei discount.

Sempre tra i mercati del vino più importanti troviamo il Regno Unito al 35° posto con 9,13 dollari (pensavamo meno considerando il ruolo chiave della gdo dell’UK), il Canada al 23° con 11,92 dollari, la Cina al 16° con 12,50 $ e Hong Kong all’8° con 17,85 $, mentre la Russia, mercato ormai purtroppo sempre più in bilico è al 53° con 7,43 $.
Le ultime tre posizioni in classifica sono, dalla terzultima all’ultima, dell’Arabia Saudita con 2,67 $, il Pakistan con 1,63 $ e l’Iran con un solo misero dollaro. Ma viene spontaneo porsi numerose domande sulla veridicità di questi ultimi dati.

Ma, al di là dell’attendibilità o meno di alcuni dati, è indubbio che il vino continua ad avere “percezioni” diversissime da parte dei consumatori in relazione al loro Paese di appartenenza.
È chiaro che esiste la componente economica, relativa cioè alla capacità di spesa di alcuni Paesi rispetto ad altri (per usare un'iperbole, è evidente che un emiro del Qatar avrà qualche spicciolo in più rispetto ad un comune mortale pakistano), ma vi è anche un fattore culturale.

Infatti, nei Paesi (come l'Italia) dove il vino è entrato da tempo nella cosiddetta quotidianità, dove è molto facilitato l’acquisto, dove vi è un grandissimo portfolio prodotti con range di prezzi vastissimo, vi è inevitabilmente la tendenza verso prezzi più bassi.

Certo, la mia è una grezza semplificazione, ma che ritengo in qualche misura debba far riflettere su come la “vista” di prezzi molto bassi sugli scaffali della gdo generi ancora in molti l’idea che alla fine un vino dignitoso possa costare anche molto poco. E questa non è una buona cosa.

Per questo non possiamo non appoggiare la recente presa di posizione di Antonella Cantarutti, nota produttrice friulana (azienda Cantarutti Alfieri di San Giovanni al Natisone - Udine) che ha preso la fatidica carta e penna per scrivere al Ministro delle Politiche Agricole e ai propri Presidente di Regione e Assessore Regionale una lettera di denuncia in merito ad una promozione da parte di una nota catena discount di uno spumante Ribolla Gialla ad un “VERGOGNOSO” (così è scritto nella lettera di Antonella) prezzo di 1,99 euro.
Molto difficile non dare ragione ad Antonella e non appoggiare la sua battaglia.