IL PRIMO MAGAZINE ONLINE ITALIANO
PER ORIENTARTI NEL MONDO DEL VINO

Editoriale di Fabio Piccoli

Gli editoriali di approfondimento del Direttore Fabio Piccoli
Editoriale di Fabio Piccoli Venerdi 15 Aprile 2022

Ripartenza: ora è tempo di ''Fact Telling'' per il vino italiano

Siamo entrati definitivamente nell’era della dimostrazione dei fatti, dove la concretezza prevale sulle suggestioni, dove le azioni valgono più delle promesse.

di Fabio Piccoli

Si sono spenti i riflettori di Vinitaly, che ci ha restituito un comparto del vino preoccupato dalle tante incognite attuali ma anche determinato a non farsi sopraffare dalle guerre, pandemie e rincari.
Tutto questo è sicuramente rassicurante perché è chiaro che un po’ tutti temevamo di trovarci di fronte ad aziende affrante e spaventate dopo oltre due anni di pandemia e una guerra che non è mai stata così vicina a noi.
La paura non l’abbiamo sinceramente percepita e questa è sicuramente una buona notizia.

Ma il cosiddetto "Vinitaly Restart" ci ha anche dimostrato che le imprese ben strutturate e con brand accreditati si sono ritrovate ancora una volta con gli stand pieni, agende appuntamenti fitte per i quattro giorni della fiera e, soprattutto, uno sguardo al futuro molto più sicuro di tante altre.
È importante riuscire a fare l’identikit di queste imprese perché penso sia d’aiuto a tutto il sistema, soprattutto a quelle che oggi sono in affanno.

 

Identikit delle imprese vincenti a Vinitaly

Innanzitutto, si tratta di aziende per le quali la parola “ripartenza” (così tanto utilizzata in questi mesi) non è assolutamente indicata. Si tratta infatti di realtà che non si sono mai fermate, anzi: molte di queste hanno addirittura accelerato in questi ultimi due anni, non tanto e non solo nelle vendite, ma anche nel miglioramento della loro organizzazione e struttura.
Sono quelle che hanno messo mano alle loro risorse umane, andando a cercarne di nuove da aggiungere ma anche investendo nella formazione di quelle già presenti in azienda.
Ma, soprattutto, sono quelle che hanno capito che vale molto di più il “Fact Telling” rispetto al tanto abusato, e spesso illusorio, “Story Telling”.

 

Perchè abbiamo bisogno di Fact Telling

Se è vero che siamo entrati da tempo nella cosiddetta "economia reputazionale", va anche sottolineato come questa benedetta reputazione vada costruita con i fatti e non con quel mare di suggestioni astratte che per tanti anni ha caratterizzato la comunicazione del vino di troppe imprese.
Ciò significa, a mio parere, che siamo entrati nell’era della dimostrazione dei fatti, dove la concretezza prevale sulle suggestioni, dove le azioni valgono molto più delle promesse.
E ce ne stiamo accorgendo concretamente osservando i numerosi fronti in cui sono coinvolte le imprese del vino italiano, a partire da un tema come quello della sostenibilità che sembra aver raggiunto il suo “primo” capolinea. Si può, infatti, dichiarare finita la “sostenibilità normativa” alla quale praticamente non crede più nessuno, a partire dai consumatori che si sono accorti che dal mare di dichiarazioni “legislative” non è nato nulla di concreto e, soprattutto, di comprensibile.

Significa che non sarà necessario arrivare ad una norma più chiara e soprattutto comprensibile dal trade e dai consumatori? Ovviamente no. Ma, da ora in poi, chi non riuscirà a dimostrare concretamente in cosa è realmente sostenibile avrà perso la sua battaglia, e sarà una sconfitta molto pericolosa, considerando dove sta andando tutto il mondo.

Ma un altro fronte che dimostra come il Fact Telling prevalga sulla stimolazione delle emozioni è il tema della digitalizzazione.
Le aziende che hanno da tempo accettato la trasformazione digitale non solo come una mera scelta di strumenti, ma come un vero e proprio cambiamento di paradigma della loro gestione di impresa, stanno navigando molto più serene rispetto a quelle (e sono ancora tante) che si stanno chiedendo se un sistema CRM serve, o addirittura un sito aziendale aggiornato, con contenuti adeguati, e poi così utile, e così via.

Il Fact Telling è fortemente legato a tutti quegli strumenti che consentono alle imprese, ma anche al sistema vitivinicolo nel suo complesso, di dare maggiore oggettività ai loro contenuti.
Su questo fronte, ad esempio, sono preziosi tutti i contributi che la tecnologia è in grado di fornire al nostro settore vitivinicolo. A Vinitaly alcuni di questi sono stati ben visibili, a partire dal bravissimo Giovanni Bigot che con il suo “indice Bigot” consente, attraverso un metodo di valutazione scientifico, di valutare oggettivamente il potenziale qualitativo di un vigneto.
A questo aggiungiamo la tecnologia “spaziale”, come quella offerta da Saturnalia e CTO di Ticinum Aerospace che, grazie all’intelligenza artificiale applicata ai dati satellitari, è in grado di fornire informazioni oggettive e predizioni su qualità e prezzi dei vini di alta gamma.

Se ci pensate, sono solo due dei tanti esempi possibili per dare un contenuto oggettivo a quella bella ma demagogica affermazione: “La qualità del vino nasce in vigna”.
Gli strumenti oggi ci sono, ma per poterli utilizzare in maniera efficace è necessario un profondo cambio di mentalità, di approccio alla gestione delle imprese, ma anche delle denominazioni.
Siamo dentro a questa straordinaria rivoluzione, ma sembra che qualcuno non voglia accorgersene.