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Editoriale di Fabio Piccoli

Gli editoriali di approfondimento del Direttore Fabio Piccoli
Editoriale di Fabio Piccoli Giovedi 23 Giugno 2022

Marco Accordini e i giovani del vino italiano

Marco Accordini rappresentava in maniera straordinaria quella nuova generazione di uomini e donne del vino italiano capaci di portare avanti nuove visioni con coraggio e determinazione.

di Fabio Piccoli

Martedì 21 giugno è mancato per un tragico incidente sul trattore (nella sua azienda sulle bellissime colline sopra Fumane, in Valpolicella Classica) Marco Accordini, uno dei più promettenti giovani imprenditori vitivinicoli italiani. Aveva solo 26 anni Marco, ma si era fatto conoscere da moltissimi nel nostro mondo del vino come tra i più preparati e intraprendenti produttori del nostro Paese.

Conoscevo molto bene Marco e suo padre Daniele, direttore generale della Cantina Valpolicella Negrar, uno dei più autorevoli enologi e manager vitivinicoli italiani.
In vicende così drammatiche si viene sopraffatti dallo sgomento, dall’incredulità e forse la cosa migliore sarebbe il silenzio.

Poi però penso alla forte determinazione di Marco, al suo desiderio di darsi costantemente nuovi e importanti obiettivi, al suo essere sprone ai tanti giovani produttori della Valpolicella (e non solo) e allora ritengo che sia giusto, per quanto difficile in questo momento, raccontare di questa giovane vita persa come spunto per affrontare il tema chiave della nuova generazione di imprenditori del vino italiani.

Troppe volte, infatti, abbiamo la tendenza (sottoscritto compreso) ad evidenziare le cose che non vanno nel nostro mondo del vino, invece di sottolineare le tante positività.
In particolare, troppe volte raccontiamo di una nuova generazione di produttori che faticano ad emergere, che talvolta sembrano sopraffatti da un’eredità pesante da portare avanti.
Ebbene, Marco era invece un giovane uomo del vino con idee chiare, estremamente coraggioso e per nulla sottomesso o spaventato dall’importante eredità che aveva raccolto con gioia e determinazione alcuni anni fa, fresco di laurea in viticoltura ed enologia all’Università di Trento.

Ogni volta che lo incontravo, Marco aveva un nuovo progetto da sottopormi. E lo faceva con una lucidità disarmante. Non aveva nessuna forma di timidezza, ti guardava dritto negli occhi e ti esprimeva il suo pensiero.
È stato il primo giovane produttore a cercarmi per propormi di costruire una rete di impresa per giovani imprenditori del vino specializzati in produzioni biologiche. Era riuscito a mettere insieme alcuni suoi giovani colleghi di varie regioni italiane, e sono convinto che sarebbe riuscito a raggiungere anche questo obiettivo se la vita non gli fosse scappata via così velocemente.
Ma, nel frattempo, era riuscito a costruire uno straordinario wine relais che sarebbe stato inaugurato proprio in questi giorni.

Sì, perché Marco aveva capito prima d’altri l’importanza dell’accoglienza, di un’ospitalità capace di esaltare al meglio l’identità della sua azienda e della sua terra nel suo complesso.
Era giovane, ma già un uomo di territorio, un ragazzo che aveva già compreso perfettamente l’importanza del rapporto tra vino e la sua terra di origine.
Ma Marco riusciva a mettere insieme capacità visionarie ad estremo pragmatismo. Ed è questa la caratteristica peculiare di questa giovane generazione del vino italiano.
Giovani imprenditori che sanno sì sognare ma al tempo stesso sono frequentemente più concreti rispetto alla generazione che gli ha preceduti.

Ma è una generazione, e anche in questa direzione Marco è stato (ed è tuttora, perché rimarrà un esempio indelebile nel tempo) un produttore votato al confronto e alla condivisione con altri produttori. Faceva parte infatti dell’Associazione “Giovani Valpolicella”, un gruppo di produttori under 35 di questa storica denominazione italiana.
Una disponibilità all’associazionismo che, come ben sappiamo, è merce rara nel nostro mondo del vino, dove l’individualismo purtroppo regna sovrano.

Penso, pertanto, che proprio questa disponibilità al confronto, al guardare agli esempi migliori per crescere, sia l’eredità migliore che ci lascia Marco.
Un’eredità preziosa per giovani e “vecchi” produttori di vino, perché solo stando insieme il nostro settore vitivinicolo può rafforzarsi, può essere più competitivo ma anche più in grado di esaltare le sue tante straordinarie diversità.

Marco e sua papà Daniele sono uno straordinario esempio di queste diversità. Daniele, uno degli uomini più dinamici e competenti sul fronte della cooperazione vitivinicola, e suo figlio Marco, tra i più coraggiosi e intraprendenti vignaioli del nostro Paese.
Due ruoli diversi e al tempo stesso così uniti per il bene collettivo del vino italiano.

Mi rendo conto che tutto ciò adesso non può rappresentare nessuna consolazione per la famiglia di Marco e per tutti coloro che l’amavano, e a noi adesso non rimane che stringerci a loro, ritornando per un po’ al silenzio.