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Editoriale di Fabio Piccoli

Gli editoriali di approfondimento del Direttore Fabio Piccoli
Editoriale di Fabio Piccoli Venerdi 09 Ottobre 2020

Longevità il paradosso italiano

Questa pandemia, rallentando anche l’uscita dei vini dalle cantine, sta mettendo in risalto anche il tema della longevità dei vini, un aspetto che troppo spesso la nostra vitienologia ha inspiegabilmente trascurato.

di Fabio Piccoli

Qualche giorno fa abbiamo avuto la fortuna di partecipare, nella bellissima Sirmione sul Lago di Garda, all’evento “Le Età del Lugana”, organizzato dal Consorzio di Tutela del Lugana doc, che ci ha consentito di degustare annate di questo straordinario bianco anche di oltre 25 anni fa.

È stata un’esperienza fantastica che ci ha confermato non solo che il Lugana è un bianco che “ha una longevità stupefacente” - questo lo capì ben prima di noi il grande Luigi Veronelli molti anni fa, - ma al tempo stesso che questa caratteristica nella nostra Italia del vino viene ben poco sfruttata.

Era stata proprio questa la ragione che ci aveva spinto come Wine Meridian, prima che questa pandemia condizionasse le nostre vite, ad avviare il progetto “Longevity: la sorpresa nel bicchiere”, chiedendo alle aziende del vino italiane di spedirci vecchie annate di loro vini che, nonostante appartenessero a tipologie non note per la loro capacità di durare nel tempo, alla prova dei fatti erano riusciti a farcela.

Abbiamo ricevuto parecchi vini, molti dei quali veramente sorprendenti in termini di longevità, e speriamo presto di poter organizzare uno specifico evento per valorizzare questa caratteristica di molte nostre produzioni enologiche, molte di più di quanto si possa immaginare.

La stessa pandemia, con le inevitabili conseguenze sul mercato, in particolare sul canale Ho.Re.Ca, sta costringendo non poche aziende a rallentare notevolmente l’uscita dei propri vini dalle cantine, e questo, in qualche misura, ripropone il tema della longevità.

Ma a noi non interessa adesso soffermarci sulla longevità “obbligata”, quanto sul comprendere come mai la nostra vitienologia abbia inspiegabilmente trascurato in gran parte questa, a nostro parere, straordinaria caratteristica di un vino.

Quasi sempre, ascoltando in questi anni i pareri di moltissimi produttori, si è data la responsabilità al mercato, ai consumatori che erano alla ricerca di vini più freschi ed immediati.

A dire il vero questa giustificazione non ci ha mai convinti fino in fondo perché nel frattempo osservavamo i soliti cugini francesi che da sempre si muovono su una direttrice opposta alla nostra in tal senso.

E allora abbiamo iniziato a pensare che “investire” in longevità significa modificare profondamente il proprio modello di business e finalmente considerare l’attività vitivinicola un qualcosa che si sposa poco e male alle speculazioni del momento.

Per carità, non vogliamo cadere nel moralismo economico, siamo ben consapevoli di quanto sia importante per le imprese poter avere guadagni “immediati”, il problema è che questo ci ha portato spesso ad avere anche vini “veloci” e ad investire troppo in un’immagine di vitivinicoltura solo da “pronta beva”.

In questo modo si è tradita in qualche misura l’identità autentica di molte nostre tipologie di vino che hanno invece nel loro dna anche la possibilità di essere longeve.

E la longevità rappresenta senza ombra di dubbio un elemento chiave per decretare l’eccellenza di un vino.

Aver, pertanto, troppo spesso cancellato o comunque trascurato questo valore ha indubbiamente ridimensionato l’immagine, la reputazione e quindi anche il posizionamento di numerose nostre tipologie di vino, sia bianche che rosse.

Gli esempi potrebbero essere tantissimi, siamo partiti dal Lugana ma si potrebbero dire cose simili anche per il Soave (dove solo poche aziende hanno investito sul fronte longevità, testimoniando però in maniera straordinaria come la Garganega può dare vini di lunga gittata), il Verdicchio, l’Orvieto, il Grillo, il Gavi e potremmo andare avanti a lungo. Senza dimenticare anche vini rossi che troppo facilmente sono stati relegati al rango da tipologie dalla longevità limitata. 

Riprendere quindi oggi il concetto della longevità significa non solo fare un’importante azione vitienologica ma anche, e soprattutto, ridare la giusta reputazione a molte delle nostre tipologie di vini. 

Non significa che tutti i nostri vini dovranno trasformarsi d’incanto in tipologie dalla lunga durata, ci mancherebbe, ma è stato un errore negare per troppo tempo questa importante potenzialità per molte delle nostre produzioni enologiche.

In una fase dove diventa fondamentale tutelare e valorizzare la reputazione dei nostri vini e il loro posizionamento teniamo presente che abbiamo una carta importante da giocare che si chiama longevità.

A breve speriamo di poter dare i risultati del nostro progetto “Longevity” e credeteci le sorprese saranno molte.

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