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Editoriale di Fabio Piccoli

Gli editoriali di approfondimento del Direttore Fabio Piccoli
Editoriale di Fabio Piccoli Venerdi 02 Luglio 2021

L’antipolitica entra anche nel mondo del vino

La nuova generazione del vino sembra essere molto più disinteressata alle tematiche politiche del settore vitivinicolo rispetto a quella che l’ha preceduta, ma questo potrebbe rivelarsi molto pericoloso.

di Fabio Piccoli

È passata la prima settimana del nostro Italian Wine Tour 2021 che per me rappresenta anche un’ottima occasione per raccogliere alcuni stati d’animo del nostro settore vitivinicolo. Per questa ragione gli editoriali di questo mese prenderanno spunto dalle riflessioni che emergono dai confronti con gli imprenditori e manager che stiamo incontrando e incontreremo in questo nostro intenso Tour.

Il primo spunto che prendo in esame riguarda la politica vitivinicola. Questa riflessione è frutto di un incontro con un imprenditore e i suoi due figli, già attivi in azienda, dal quale è emerso da un lato un grande impegno del padre in diverse organizzazioni professionali e associazioni e dall’altro il desiderio dei figli di “non perdere troppo tempo” su tematiche non direttamente afferenti alla propria azienda.

Ritengo questa “diversità” generazionale un aspetto che non va sottovalutato e che mi è capitato di rilevare numerose volte, soprattutto in questi ultimi anni.

In sostanza la nuova generazione che da qualche anno sta prendendo spazio in numerose aziende appare decisamente meno interessata ad impegnarsi sul fronte della cosiddetta politica vitivinicola, sia all’interno dei Consorzi di tutela o delle Associazioni di categoria. Non solo, molti di questi giovani imprenditori o anche manager danno la sensazione di ritenere l’impegno “politico” una sorta di perdita di tempo.

Ci sono probabilmente numerose ragioni da ascrivere a questo tipo di comportamento che, ad essere sinceri, rispecchia perfettamente quanto avviene anche all’interno della cosiddetta società civile. E cioè una diffusa percezione da parte dei giovani che la politica attuale sia sostanzialmente disinteressata alle tematiche a loro care e che a loro parere sono realmente prioritarie.

Spesso questo atteggiamento viene liquidato con il termine di antipolitica ma probabilmente le ragioni sono molto più profonde ed è sbagliato liquidarle con facili slogan.

Di fatto anche nel mondo del vino la nuova generazione manifesta una evidente insofferenza nei confronti di una gestione della politica vitivinicola che non rispecchierebbe più la loro visione.

A mio parere è molto importante comprendere le ragioni di questo atteggiamento perché è fondamentale che i nuovi imprenditori e manager del vino si sentano attivamente coinvolti nella costruzione della politica di settore di oggi e del prossimo futuro.

I rischi del “disinteresse” sono elevatissimi non solo perché si rischia di dare una delega in “bianco” a soggetti che nella migliore delle ipotesi potrebbero risultare insufficientemente incompetenti ma anche perché non si può crescere adeguatamente come imprenditori e manager del vino senza studiare e approfondire anche le tematiche politico-economiche del settore.

Le responsabilità di questa situazione, dal mio punto di vista, vanno suddivise su più fronti.

Da un lato, infatti, abbiamo le associazioni di categoria che non sono state in grado di coinvolgere in maniera adeguata i giovani al loro interno che spesso sono apparsi come una sorta di cornice folcloristica. Qualcuno potrebbe affermare che di fatto le associazioni di categoria sono lo specchio delle imprese del vino (agricole in generale) dove il cambio generazionale continua ad avvenire ad un ritmo troppo rallentato.

Sicuramente, però, le regole di ingaggio delle organizzazioni professionali continuano ad apparire vetuste agli occhi delle nuove generazioni del vino.

Allo stesso tempo, però, non si può non ricordare ai giovani imprenditori e manager del vino che il cosiddetto “potere” bisogna andarselo a conquistare e che la storia ci ha insegnato che nulla ci viene regalato, tanto meno dalla generazione che ci precede.

Voler cambiare le cose, quindi, appare tutt’oggi il sentimento più sano che una nuova generazione possa esprimere ma non ci si può fermare alle enunciazioni della serie: ”Non ritengo di fare quello che faceva mio padre”. Fin qui ci siamo, ma dovete anche dire cosa volete fare.

Ma la responsabilità è da ascrivere anche alle dinamiche di gestione della politica vitivinicola che continuano ad essere in pochissime mani sia a livello centrale (rapporti tra Ministero delle politiche agricole e organizzazioni professionali) ma anche locale (potere decisionale all’interno dei Consorzi di tutela).

Posso facilmente immaginare un giovane imprenditore di oggi che guarda una realtà così desolante e comprendo come la sua reazione più immediata sia quella del pensare “inutile perdere tempo, non potrò mai incidere in nulla”.

Per questa ragione penso sia fondamentale oggi ascoltare questo spirito “antipolitico” delle nuove generazioni del vino per costruire finalmente un nuovo modello di costruzione e gestione della politica vitivinicola del nostro Paese.

Non liquidiamo il distacco dei giovani alla politica come una scelta superficiale ma come il loro modo più forte per protestare, per farsi sentire.

Un consiglio da vecchio ai giovani: non fidatevi troppo che questo vostro modo di protestare sia udibile perché rischiate che quando finalmente vi sentiranno sia troppo tardi, almeno per voi.