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Editoriale di Fabio Piccoli

Gli editoriali di approfondimento del Direttore Fabio Piccoli
Editoriale di Fabio Piccoli Venerdi 03 Giugno 2022

Il futuro del vino tra ottimismo e pessimismo

Se andiamo a leggere le previsioni dei più importanti osservatori economici italiani e internazionali ne esce un quadro difficile da decifrare dove all’ottimismo si contrappongono visioni ben più fosche.

di Fabio Piccoli

Ho provato in questi giorni a leggere le previsioni economiche per il prossimo futuro sfruttando alcuni dei più autorevoli osservatori economici italiani ed internazionali. L’ho fatto per comprendere quanto esse potranno condizionare anche il nostro comparto vitivinicolo.

Ne è uscito un quadro di difficile lettura dove a previsioni assolutamente ottimistiche si contrappongono visioni ben più preoccupanti.

Ma ritengo che non possiamo “prendercela” con gli osservatori economici in quanto tali ma sfido chiunque a fronte di una situazione così complessa, e per molti aspetti inedita, ad avere una visione chiara di come si potrà sviluppare l’economia mondiale nel prossimo futuro.

E in questi casi non rimane altro che fare diverse ipotesi come hanno fatto, ad esempio, due prestigiosi osservatori come Oxford Economics e Deloitte research, che hanno disegnato tre possibili scenari in relazione alla durata della guerra russo-ucraina (veloce risoluzione, guerra prolungata, guerra a lungo termine). Ringrazio a questo proposito il prof. Eugenio Pomarici, uno dei migliori economisti del vino a livello internazionale, che mi ha suggerito questa chiave di lettura.

In caso di una veloce risoluzione, i due autorevoli osservatori ipotizzano una crescita dell’inflazione al 5,3% (prima della guerra era al 4,3) e un Pil reale che scende al 3,1% (era al 3,8 prima della guerra); in caso di un prolungamento della guerra l’inflazione potrebbe salire al 6% e le previsioni di crescita del Pil scendere al 2,5%; infine, in caso di una guerra a lungo termine (tutti noi ci auguriamo che così non sia), l’inflazione schizzerebbe all’8,3% e il Pil si fermerebbe all’1%.

È chiaro che la guerra è la “variabile” che oggi condiziona maggiormente le prospettive di crescita economica perché ad essa sono legate anche molte delle conseguenze sul fronte energetico (e i suoi relativi costi) ma anche di approvvigionamento di materie prime (cereali in particolare) che, come stiamo osservando con il blocco delle navi nel porto di Odessa, potrebbero causare un disastro alimentare in gran parte del Continente africano.

Per ritenere che scenari così devastanti non abbiano un impatto negativo anche sul fronte dei consumi di vino ci vuole sicuramente un buon esercizio di ottimismo.
È pur vero che il vino da sempre si può considerare un prodotto anticiclico che, anche in momenti di gravi crisi economiche, riesce comunque a galleggiare se non addirittura ad aumentare come, ad esempio, abbiamo osservato durante questi due anni di pandemia. Ma la combinazione attuale di fattori negativi onestamente mi appare come il classico “allineamento di pianeti” che fa pensare più ad un’eclissi che ad una giornata soleggiata.

Di questa opinione, però, non sembrerebbe un altro importante osservatorio, questa volta casalingo, come quello di Mediobanca che nel suo annuale report di analisi del settore vitivinicolo fa emergere previsioni di segno assolutamente positivo.
Una positività, in questo caso, che emerge dalle valutazioni di quelle 251 società italiane di capitali che hanno un fatturato superiore ai 20 milioni di euro (nel 2020).
Certo, quindi, un osservatorio se vogliamo limitato (considerando le quasi 46.000 aziende vinificatrici italiane) ma di assoluta rilevanza se consideriamo il loro peso economico in termini di volumi prodotti e di vendite realizzate in Italia e all’estero.

Secondo gli imprenditori e i manager intervistati da Mediobanca, il nuovo scenario internazionale sembra non compromettere i fatturati delle loro imprese vitivinicole: le attese per il 2022 lasciano intravedere, infatti, un aumento delle vendite complessive del +4,8%, +5,6% l’export. In particolare, dovrebbe proseguire la crescita delle bollicine per cui ci si aspetta un maggiore progresso: +5,7% i ricavi complessivi, +7,5% l’export.

Il 91,7% dei principali produttori di vino , inoltre, prevede un incremento dei ricavi, a due cifre nel 23,3% dei casi; la quota cala all’87% se si guarda all’export.
Insomma, anche questo 2022 per le maggiori imprese del vino italiane dovrebbe registrare aumenti seguendo l’onda di un 2021 che ci aveva portato al record sul fronte export e alla ulteriore crescita delle vendite nella Gdo.

Che dire, sicuramente essere ottimisti aiuta. Mi permetto solo di segnalare che in queste settimane i dati che ci arrivano dalla Gdo hanno segni negativi per il vino e seppur in parte sono da ascrivere ad un calo fisiologico dopo gli incredibili aumenti degli ultimi due anni, comunque vanno analizzati con attenzione. È altrettanto vero che le crescite molto interessanti del canale cash & carry (notoriamente principale fonte di approvvigionamento per ristoranti e bar) evidenzia l’attuale ottimo stato di salute del canale horeca. Ma anche in quest’ultima direzione è legittimo chiedersi se si tratta di una fase di euforia momentanea o se possiamo vederla come una risalita duratura.

Che gli italiani, ma non solo, abbiano una straordinaria voglia di muoversi, di uscire di casa, di andare al ristorante, in pizzeria, al bar è evidente a tutti, ma non possiamo nascondere una verità ineluttabile: tra poco molti si accorgeranno di avere mezzi di spesa decisamente più limitati.
E allora, se così fosse, quelle previsioni di altri autorevoli osservatori mondiali che parlano di un declino dei consumi di vino nei prossimi mesi tra il 5 e il 10%, potrebbero essere non così lontane dalla realtà.

A me non resta che sperare che il vino ancora una volta ci colga di sorpresa dimostrandosi il re dei prodotti in controtendenza.