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Editoriale di Fabio Piccoli

Gli editoriali di approfondimento del Direttore Fabio Piccoli
Editoriale di Fabio Piccoli Venerdi 25 Febbraio 2022

I rischi della formazione finanziata

È positivo osservare come siano sempre di più le misure europee che finanziano attività formative, ma al tempo stesso è preoccupante come siano troppe le aziende che sfruttano questi fondi senza poi partecipare realmente alla formazione.

di Fabio Piccoli

Credo di non esagerare affermando che, in questi ultimi due anni, ho svolto più di 500 ore di formazione online nella veste di docente. Tradotto, significa oltre due mesi di formazione “virtuale”.
Ma anche prima della pandemia la formazione era diventata una delle attività in cui mi sono impegnato maggiormente.

Tra i tanti condizionamenti che ci ha “regalato” il covid, tuttavia, c’è sicuramente anche quello della fortissima accelerazione sul fronte del cosiddetto e-learning. La formazione è stata anche fortemente spinta dal numero incredibile di misure comunitarie (a partire da Psr e Fse) che prevedono varie forme di finanziamenti a supporto di questa attività.
Una bella notizia, quest’ultima, che testimonia come la formazione sia ritenuta sempre più strategica per garantire lo sviluppo della competitività delle imprese europee.

Ma qui, purtroppo, finiscono le belle notizie, perché per onestà intellettuale mi corre l’obbligo di denunciare come spesso questa attività formativa, pagata con i soldi dei contribuenti europei (tutti noi, in sostanza), viene svolta solo da una piccola parte di manager ed imprenditori che ne usufruiscono.

Se dovessi, infatti, raccontare con una fotografia il mio ruolo di formatore in questi ultimi due anni, sarebbe sicuramente un'istantanea di me seduto davanti ad uno schermo pieno di “finestrelle” nere, dietro alle quali non c’era nessuno.
Le scuse per le assenze erano e sono sempre le stesse: "Ho il video che non funziona" (se così fosse vorrebbe dire che la gran parte delle nostre imprese del vino sono prive di una strumentazione digitale degna di un Paese moderno); "Ho una linea “ballerina” e preferisco evitare di accendere il video altrimenti non sono più in grado di sentire nemmeno l’audio", e così via.
Dire in quale percentuale queste scuse avessero un fondamento di verità è impossibile, ma quello che vi posso certificare è l’indice di risposta alle mie domande, che raramente ha superato il 10% dei presunti presenti.

Certo, ci sono state e ci sono ottime eccezioni, soprattutto quando l’ente organizzatore o il tutor formativo impongono ai partecipanti di tenere acceso il video e di farsi vedere. Purtroppo, per riuscire in questo intento, i poveri tutor devono minacciare i partecipanti di “improbabili” ispezioni da parte di altrettanto non chiari enti di controllo.
Si tratta di una vicenda che io considero triste ed avvilente che ha numerose ragioni e altrettanti preoccupanti risvolti.

Il primo fra tutti è lo scorretto utilizzo di fondi comunitari. C’è poco da aggiungere su questo fronte: si tratta di una frode, punto e basta.
Va considerato, inoltre (e questo rappresenta un’ulteriore aggravante), che alcuni di questi percorsi formativi finanziati sono legati al riconoscimento ufficiale di importanti certificazioni come l’abilitazione all’attività agrituristica od enoturistica. Pertanto, il fatto che uno faccia finta di partecipare rappresenta una sorta di doppia frode.
L’altro aspetto, per certi versi inquietante, è che molti, troppi manager e imprenditori del vino italiano si sentono già sufficientemente competenti e quindi “sfruttano” l’opportunità di formazione gratuita solo per accontentare l’ente organizzatore (spesso un’organizzazione professionale).

Ma vi è anche un altro risvolto deplorevole e poco spesso evidenziato: che la formazione finanziata, e non frequentata, rappresenta un grave esempio di concorrenza sleale nei confronti di tutte quelle entità che offrono formazione a pagamento.
Vorrei dire a tutti quei produttori e manager del vino che di fatto non partecipano ai percorsi formativi finanziati, ai quali hanno dato però adesione (magari anche sollecitando consorzi e sindacati ad essere più attivi su questo fronte) che quello che stanno facendo è gravissimo e sintomo di pericolosa arroganza.
Vorrei ricordare loro di riflettere quando si lamentano dei competitor che svendono i loro vini. Cosa dovrebbero dire allora tutte quelle società, quegli enti seri, quei docenti impegnati che vedono così vilipesa e svilita la propria professionalità e correttezza?
Penso che ci sia molto su cui riflettere.
Ciò non toglie che noi continueremo a fare formazione anche davanti a quelle tristi e preoccupanti finestrelle nere.