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Editoriale di Fabio Piccoli

Gli editoriali di approfondimento del Direttore Fabio Piccoli
Editoriale di Fabio Piccoli Venerdi 05 Marzo 2021

Fondamentali della gestione di impresa del vino cercasi

Oggi più che mai è essenziale che imprenditori e manager del vino siano competenti sui cosiddetti "fondamentali" della gestione delle imprese perché intuito e buone relazioni non sono e non saranno più sufficienti a garantire competitività.

di Fabio Piccoli

Da ragazzo ho avuto una grande passione: giocare a calcio. Ma come molti altri della mia generazione, gli anni 60, non ho appreso le tecniche di questo straordinario gioco dalle scuole calcio o da competenti allenatori ma dalla strada. Quando da adolescente iniziai a giocare in qualche squadra di giovani dilettanti gli allenatori mi dicevano sempre “saresti anche discreto ma ti mancano completamente i fondamentali”. Questo mi impedì sempre di elevarmi da una sostanziale mediocrità. La stessa cosa la potrei dire su altre mie esperienze sportive come il tennis o lo sci. Tutte discipline che ho appreso sul campo senza mai un vero e proprio insegnamento di base.

Questa lunga premessa autobiografica per evidenziare come il tema dei fondamentali, delle tecniche base sta emergendo in maniera rilevante anche in molte nostre imprese del vino che oggi si trovano ad affrontare problematiche sempre più complesse privi di alcune competenze che sono invece determinanti per garantire la competitività delle loro realtà produttive.

A questo riguardo, proprio in questi giorni, il noto produttore campano ma altrettanto autorevole economista del vino, Piero Mastroberardino, durante la presentazione del nuovo Executive Master Wine Business Innovation Management”  - nato dalla collaborazione tra Stoà (Istituti di studi per la direzione e gestione di impresa), Gruppo Formazione e la nostra Wine People - ha dichiarato che “in una fase così complessa come quella attuale, in continua evoluzione, è fondamentale ritornare ai fondamenti della managerialità”. A questo Mastroberardino ha aggiunto un’altra interessante osservazione: “Oggi servirebbero molti più change manager e meno wine ambassador”.

Potrebbe apparire una semplice provocazione quella del prof. Mastroberardino ma in realtà evidenzia oggi quella che, a mio parere, rappresenta la principale lacuna e limite allo sviluppo del nostro sistema vitivinicolo.

La proliferazione, infatti, dei cosiddetti wine ambassador di questi ultimi anni ha ancora una volta evidenziato come tante imprese hanno considerato possibile bypassare il problema delle competenze sulla gestione di impresa attraverso una maggiore comunicazione o l’aumento delle relazioni sul mercato.

Migliorare la propria comunicazione è stata sicuramente un’ottima idea ma non è assolutamente sufficiente se dietro non c’è un’impresa efficiente, performante, capace di individuare velocemente le evoluzioni del mercato e dare le giuste risposte strategiche.

In questa direzione il cosiddetto change management si aggiunge alla già complessa tematica della gestione base dell’impresa. Ma è ovviamente impossibile poter comprendere e rispondere ai nuovi fabbisogni del mercato, ai cambiamenti degli stili di vita, se non si hanno garantite le competenze sui fondamenti, appunto, della gestione di impresa.

E, sempre utilizzando le parole di Mastroberardino, allo stato attuale sarebbe necessario per molte delle imprese del vino italiane un “inoculo di dosi ingenti di managerialità”.

Mi rendo benissimo conto che questa “campagna vaccinale”, perdonate questo paragone che potrebbe apparire poco felice visto il momento, presenta molte difficoltà, ma è indubbio che senza forti iniezioni di competenza nelle imprese non sarà facile dare la corretta competitività al nostro comparto.

Che fare allora? La prima risposta è senza ombra di dubbio nell’investimento in formazione. Non voglio apparire il solito che vuole “tirare acqua al suo mulino” ma faccio fatica ad individuare altre strade. E non sono certo qui a pubblicizzare i nostri Campus formativi, ma in generale qualsiasi percorso formativo che consenta sia di acquisire i cosiddetti “fondamentali” sia le competenze sulle tematiche oggi più strategiche per il futuro delle imprese a partire da tutto ciò che ha a che fare con la cosiddetta digital transformation.

Altra risposta che mi sento di dare va sotto il titolo della “contaminazione”, intendendo l’opportunità per molte imprese del vino italiano di andare ad intercettare competenze a partire da quelle “fondamentali” di gestione di impresa in comparti diversi. Vi sono infatti settori che prima del nostro hanno dovuto investire maggiormente in competenze, a partire da quelle basilari, e questo potrebbe rappresentare un’ottima opportunità per accelerare il processo di miglioramento delle managerialità del vino. Non solo ma la “contaminazione” tra settori può anche rappresentare un’eccellente occasione per guardare al mercato finalmente con “occhi diversi” che possono aprire altrettante “prospettive diverse”.

E’ chiaro che per le piccole imprese, ancora una volta, non sarà facile acquisire nuove competenze, in particolare nuove risorse umane. Ma anche su questo fronte, ancora una volta, a me appare strategica la scelta della rete di impresa, all’interno della quale condividere anche risorse umane che potrebbero rappresentare una chiave straordinaria per il successo delle nostre tante pmi del vino italiane.

Chiudo questo mio editoriale citando una frase di Cesare Pavese, presa dal suo bellissimo “Il mestiere di vivere”:  "Lunica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante”.

Mai come oggi dobbiamo riuscire a godere del nuovo inizio in ogni giorno che ci è concesso. Anche nella nostra attività professionale dove le sfide, anche quelle più difficili, ci aiutano a crescere sempre, ogni giorno.

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