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Editoriale di Fabio Piccoli

Gli editoriali di approfondimento del Direttore Fabio Piccoli
Editoriale di Fabio Piccoli Venerdi 14 Gennaio 2022

Fiere del vino 2022, ma conviene fare finta di niente?

Arrivano rumors che il Prowein di Dusseldorf potrebbe essere posticipato a maggio. Non sono bastati però due anni di pandemia e di incertezze per comprendere che forse vanno "riconcepiti" i format fieristici.

di Fabio Piccoli

Siamo letteralmente subissati da telefonate e mail di produttori che ci chiedono consigli sull’opportunità o meno di partecipare alle ormai imminenti fiere internazionali del vino, a partire da Vinexpo di Parigi la cui partenza è stata confermata per il prossimo 14 febbraio. Senza dimenticare la più grande manifestazione mondiale del vino, il Prowein di Dusseldorf in programma dal 27 al 29 marzo e una decina di giorni dopo (10-13 aprile) il Vinitaly di Verona.

Non è facile dare una risposta a tutti questi imprenditori e manager del vino. E’ chiaro che il cuore vorrebbe rispondere con dei grandi sì, ma poi subentra la razionalità e per certi aspetti anche il buonsenso e così la risposta diventa molto più difficile.

Per questa ragione a me appare ragionevole, allo stato attuale, cercare di soffermarsi sui fatti concreti e non tanto sulle aspettative che, come abbiamo purtroppo visto in questi ultimi due anni, sono state quasi sempre disattese.

Dobbiamo quindi partire dal presupposto che questo maledetto Covid con tutte le sue varianti non sembra essere intenzionato a lasciarci in pace, almeno nei tempi che noi speravamo.
Certo, siamo ormai tutti consapevoli della necessità, dell’obbligo sarebbe più corretto dire, di dover convivere con il “mostro in casa” ma è altrettanto vero che dobbiamo trovare strumenti di convivenza adeguati e coerenti ad una situazione che è ben lontana dall’essere almeno chiara nella sua gravità.
E quando si è nell’incertezza profonda, con le stesse istituzioni scientifiche che non sono ancora in grado di darci un quadro preciso di quali potranno essere le evoluzioni e le conseguenza di questa pandemia, come si può essere ottimisti? Siamo obbligati ad un sano realismo.

Un sano realismo che porta inevitabilmente ad affermare che, stanti le condizioni attuali, le fiere in programma potranno anche realizzarsi con una presenza degli espositori magari dignitosa (anche perché molti hanno già pagato la loro quota di partecipazione), ma con un’aspettativa di visitatori decisamente ridotta.

Senza dimenticare che la paura, che tuttora purtroppo ci affligge - inutile negare l’evidenza - non è certamente lo stato d’animo migliore per affrontare fiere in presenza.
Allora che fare? Innanzitutto parlarne, aprire un sano e trasparente confronto tra produttori, organizzatori di eventi e tutti gli operatori del settore coinvolti a vari livelli sul fronte fieristico (buyer, importatori, distributori, trade, ecc.).

Allo stato attuale, invece, si ha la sensazione che ognuno faccia le sue valutazioni in “solitudine” quasi avesse paura di aprire questo fronte.
I produttori e i manager disorientati, combattuti tra il desiderio di riprendere le attività fieristiche in  modalità normali e il timore di non poterlo fare in condizioni di sicurezza. A questo proposito proprio in questi giorni un’importante azienda ci ha comunicato di avere un proprio export manager bloccato negli Usa da oltre venti giorni (non ha potuto tornare in famiglia per Natale) perché trovato positivo all’aeroporto di Atlanta.

Alcuni produttori ci hanno, a questo proposito, anche espresso la legittima preoccupazione di mandare in giro per il mondo i loro manager senza le adeguate condizioni di sicurezza sanitaria.
Questo non significa che tutti, ripetiamo tutti, non abbiamo il desiderio di recuperare la normalità che si esprime prima di tutto proprio nella libertà di movimento.
Ma siccome oggi questa condizione non ci è garantita, dobbiamo tenere molto più aperto il confronto tra operatori e al tempo stesso trovare soluzioni concretamente sostenibili.

Ed è in questa direzione che si inseriscono gli organizzatori delle Fiere del vino che stanno sicuramente facendo di tutto per garantire il più possibile gli standard sanitari anti Covid nelle loro manifestazioni ma forse questo non è sufficiente, allo stato attuale, per garantire le presenze adeguate e quindi soddisfare le aspettative degli espositori.

E’ chiaro che, in situazioni del genere, quello che si deve ricercare è un compromesso e non l’obiettivo ideale, ma a me sembra che il tutto stia avvenendo con l’illusione, più o meno inconscia, che tutto possa tornare prestissimo alla normalità.
Un’illusione alimentata anche da questo perverso sali e scendi di aspettative dettato da un virus che a volte sembra abbia voglia di irridere tutta l’umanità, ma anche da una comunicazione schizofrenica.

Ma se tutto questo è umanamente comprensibile, non lo è altrettanto se porta a scelte improvvisate e non ben ragionate.
Per questa ragione il mio modesto consiglio agli organizzatori di Fiere del vino è quello di aprire questo confronto il prima possibile, evitando di dare la sensazione di rincorrere un profitto (legittimo, per carità, viste le ingenti perdite di questi due anni) e di trovare all’interno della filiera del vino le possibili realistiche soluzioni.

Pensare oggi a manifestazioni con decine di migliaia (se non centinaia di migliaia nel caso di Vinitaly) di visitatori è ovviamente totalmente lontano dalla realtà, ma lo è altrettanto vivere nella speranza che nel giro di poche settimane tutto tornerà “normale”.