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Editoriale di Fabio Piccoli

Gli editoriali di approfondimento del Direttore Fabio Piccoli
Editoriale di Fabio Piccoli Venerdi 12 Febbraio 2021

Basta agli inutili ossequi alla classe politica italiana

Mentre Mario Draghi sta costruendo la nuova squadra di Governo dobbiamo auspicare che finalmente anche il nostro settore vitivinicolo sia in grado di dare giudizi chiari, e anche di esprimere dissenso, nei confronti dei rappresentanti politici non all’altezza dei fabbisogni del comparto.

di Fabio Piccoli

Mentre sto scrivendo questo editoriale il presidente del Consiglio incaricato, Mario Draghi, non ha ancora divulgato la sua squadra di Governo e sta concludendo le sue consultazioni.

Riflettevo come nei miei circa trent’anni di attività giornalista nel settore agroalimentare ho conosciuto 23 ministri dell’agricoltura, da Filippo Maria Pandolfi, nel 1989 ai miei inizi, a Teresa Bellanova che si era insediata al Mipaaf nel settembre 2019.

Ci sono stati ministri più “tecnici”, come Alfredo Diana (del Governo Ciampi del ’93) o Walter Luchetti (del Governo Dini del ’95), ad altri decisamente più politici come Alfonso Pecoraro Scanio (del Governo Amato del 2000) o Luca Zaia (del Governo Berlusconi del 2008).

Ogni volta che si doveva scegliere il ministro dell’agricoltura i rappresentanti del settore hanno sempre auspicato che fosse una figura competente o quanto meno capace di comprendere i fabbisogni del comparto e quindi in grado di dare un supporto concreto allo sviluppo e sostegno all’agricoltura del nostro Paese.

Possiamo dire che questo è sempre avvenuto? Ovviamente no. Ci sono stati ministri dell’agricoltura che sicuramente si sono dimostrati all’altezza ma, purtroppo, altri molto meno.

Non è adesso utile fare una classifica dei migliori e dei peggiori anche perché questo porterebbe via molto tempo in quanto sarebbe necessario evidenziare anche lo scenario nel quale i diversi ministri hanno dovuto operare. Alcuni, poi, hanno passato così poco tempo in via XX Settembre, sede storica del Ministero, che sarebbe anche scorretto ascrivergli un voto.

Non mi interessa, quindi, in questo momento scrivere dei ministri, del loro profilo più o meno adeguato, quanto invece entrare nel merito di come il settore, a partire dalle organizzazioni professionali, hanno gestito le relazioni con i rappresentanti politici responsabili dell’agricoltura nazionale, a partire ovviamente dai ministri.

Ebbene, se dovessi trovare un aggettivo capace di rappresentare al meglio l’atteggiamento del settore nei confronti dei tanti rappresentanti politici che si sono succeduti nella storia della Repubblica italiana (almeno nella parte di cui sono stato testimone), direi che quello che calza maggiormente è ossequioso. Secondo il vocabolario Treccani “ossequioso è quella persona che, per abitudine e per carattere, assume un atteggiamento di ossequio non privo di servilismo verso superiori o verso chiunque sia ritenuto utile”.

Un atteggiamento che, a mio parere, non ha assolutamente fatto bene al settore portandolo a “subire” la politica invece che indirizzarla.

Ed è proprio nel concetto sopra evidenziato che si racchiude un forte limite culturale che probabilmente non appartiene solo al comparto agricolo (compreso quello vitivinicolo ovviamente) ma a tutto il nostro Paese. Un limite che ci porta a non considerare i rappresentanti politici come soggetti al servizio dei cittadini, delle imprese ma come soggetti che, nella migliore delle ipotesi, ci potrebbero essere utili (da qui il perdurante vizio del clientelismo).

Ho partecipato a centinaia di riunioni di organizzazioni professionali, associazioni di produttori; ho ascoltato innumerevoli produttori che si lamentavano dei loro rappresentanti politici, ministri in primis, e poi di fronte a loro, in fiere, manifestazioni, ma anche incontri ufficiali, ho quasi sempre assistito ad un mare di genuflessioni.

Si è scambiato il sacrosanto dovere dell’educazione con l’ossequio servile a prescindere.

Siamo onesti, anche nell’ultima esperienza con la ministra Bellanova, in una fase sicuramente molto difficile anche per il comparto vitivinicolo, si è assistito al solito cliché. Molte delle azioni che erano state preannunciate non si sono realizzate, gran parte delle problematiche sono rimaste orfane di soluzioni eppure non si è levata nessuna voce ufficiale di dissenso nei confronti della ministra di Italia Viva.

Nonostante, quindi, in trent’anni si siano non solo succeduti 23 ministri ma anche cambiati i rappresentanti delle organizzazioni professionali, molte aziende hanno mutato il loro volto (cambio generazionale), l’atteggiamento del settore nei confronti della politica è rimasto sempre di sostanziale sudditanza.

E questo, ripeto, a mio parere non solo non è un bene ma, in qualche misura, è quello che determina la difficoltà della classe politica italiana di selezionarsi attraverso una modalità meritocratica.

Se tutti i ministri vengono sempre applauditi, a prescindere dalle loro capacità o comportamenti, è “geneticamente” impossibile che riusciremo a selezionarne di migliori.

Per questa ragione oggi non ci sentiamo completamente sereni seppur un uomo competente, da un curriculum straordinario, come Mario Draghi sta costruendo una nuova squadra di Governo che ci auguriamo sia all’altezza.

Saremo finalmente sereni solo quando il nostro settore, a partire da chi ha ruoli e responsabilità di rappresentanza, sarà in grado e disponibile ad esprimere con coraggio e determinazione il proprio pensiero. Sarà in grado di dare il suo indirizzo. Sarà puntuale nell’esprimere anche il proprio dissenso, certo con civiltà ma altrettanta determinazione.

Fino a quando questo non avverrà temiamo che nemmeno un grande italiano come Mario Draghi sarà in grado di garantirci una selezione seria della nostra classe politica.

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