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Asia Giovedi 27 Maggio 2021

Trasformare la complessità del vino italiano in punto di forza

L'Italia è un modello di biodiversità con una cultura profondamente storica del cibo e del vino come parte sostenibile di uno stile di vita sano. Poiché questi valori sono sempre più condivisi in tutto il mondo, pensiamo l'Italia possa guidare questo movimento. Il parere della MW Sarah Heller, l’Ambasciatrice di Vinitaly International Academy.

di Roxana Zeca

Sebbene Hong Kong rappresenti principalmente un hub strategico per lo snodo delle esportazioni di vino in tutta l’Asia (in particolare verso la mainland cinese), grazie al lavoro di promozione intrapreso dai Master of Wines e dagli ambasciatori del vino italiano, questo mercato  si sta sempre più manifestando maturo e curioso verso i prodotti più locali e particolari. 

A tal proposito abbiamo intervistato la MW Sarah Heller, che grazie al suo lavoro di promozione ed educativo, sta contribuendo al posizionamento del comparto vinicolo italiano sul mercato di Hong Kong. 

 

Sarah, abbiamo visto che sei la  Master of Wine donna più giovane, nonché la più giovane dell'Asia-Pacifico. Puoi dirci di più sulla tua esperienza e sulla tua passione per il mondo del vino? 

La mia esperienza con il vino è iniziata in Italia quando lavoravo come aiuto cuoca in un piccolo ristorante a Torino; il cuoco era appassionato dei vini del Piemonte e così mi portava ogni fine settimana a visitare le cantine. Naturalmente ho avuto modo di conoscere i vini più famosi e importanti della regione come il Barbaresco e il Barolo, ma ho anche conosciuto i tesori locali come il Ruché, il Grignolino e la Freisa. Quest’esperienza ha contraddistinto in me l’amore per il locale ed ha caratterizzato tutto ciò che faccio da allora.  

Attraverso la mia piattaforma in Asia (sono il redattore di vino per Asia Tatler e il presidente dell'importante concorso di vino cinese WINE100) ho cercato di aumentare la curiosità e un senso di avventura nella nuova generazione di amanti del vino.  
 

Quale contributo può apportare una figura come la tua, in qualità di Vinitaly International Ambassador, per favorire la ripresa del settore? 

La principale organizzazione educativa di cui mi occupo è la Vinitaly International Academy, di cui ne sono docente. Con il mio collega Henry Davar, insegno il programma Ambassador, che è il fiore all'occhiello dell'accademia e l'apice della formazione enologica italiana. La nostra missione è quella di riformulare la percezione del vino italiano: non chiediamo scusa per la sua complessità e unicità, ma trasformiamo la sua debolezza percepita in un punto di forza. L'Italia è un modello di biodiversità con una cultura profondamente storica del cibo e del vino come parte sostenibile di uno stile di vita sano. Poiché questi valori sono sempre più abbracciati in tutto il mondo, pensiamo che il settore prospererà e l'Italia guiderà questo movimento.  

 

Per quanto riguarda Hong Kong, in che modo la pandemia ha influenzato il mercato vinicolo? 

Hong Kong è sempre stato un mercato del vino di lusso e poiché il consumo di alcol non fa parte della cultura locale, il consumo di vino è concentrato tra un'élite occidentalizzata.  Il Covid-19 ha esagerato questa tendenza perché gli attuali amanti del vino ne hanno consumato in quantità maggiori in quanto bloccati a casa, mentre si è vista una riduzione nei consumi in coloro che consumavano vino solo fuori a cena o in un bar. 

Sembra che più giovani collezionisti stiano iniziando ad avere un impatto sul mercato; lo si vede nei tipi di vino che stanno guadagnando popolarità: più vini italiani (da una base bassa/entry level), molti più vini della Borgogna e meno Bordeaux.  

 

Puoi dirci di più sul posizionamento dei prodotti italiani nel mercato del vino di Hong Kong? Quali prospettive per il futuro? 

A Hong Kong, per molto tempo il vino italiano e il cibo italiano sono stati serviti quasi esclusivamente insieme nei ristoranti italiani. Tuttavia, grazie agli sforzi di un certo numero di appassionati di vino italiano (voglio menzionare in particolare JC Viens di Grande Passione, così come Alan Kwok che ha assunto il precedente ruolo di JC come Maestro della Delegazione di Hong Kong dell'Ordine dei Cavalieri del Tartufo e dei Vini di Alba), sono avvenuti due sviluppi: 

  • uno è che più persone stanno attivamente cercando di abbinare il vino italiano con il cibo locale;
  • più persone stanno iniziando a percepire certi vini italiani (specialmente Barolo e Barbaresco e Supertuscans) come oggetti da collezione di lusso al livello di Bordeaux e persino della Borgogna.

 

Secondo la tua esperienza, hai qualche consiglio da dare ai produttori di vino italiani per quanto riguarda l'esportazione dei loro prodotti a Hong Kong? 

Come è possibile raggiungere efficacemente il mercato asiatico? Hong Kong è un mercato sempre più maturo e consolidato, ma non è un mercato dai volumi particolarmente elevati, quindi non è il tipo di mercato dove ha senso cercare di competere sul rapporto qualità prezzo con un prodotto di massa.  

C'è spazio per prodotti artigianali di nicchia e un crescente interesse, per esempio, per i vini autoctoni italiani. Raggiungere gli ambasciatori VIA con sede a Hong Kong è un ottimo modo per introdurre i vostri prodotti, perché sono attivamente là fuori a sostenere questo tipo di vini.